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Verdone, tra risate e tormenti la mia vita in tv

Vita da Carlo da sindaco Roma a 'famolo anziano', esordio serie

 Che inferno e che risate essere Verdone: non hai privacy, ti chiedono selfie in ogni situazione, ti trascinano, ti prendono per la giacchetta, ti propongono qualunque cosa, persino di diventare sindaco di Roma, ti chiedono come guarire da qualche malattia sapendo che sei informato quasi come un medico, con te vogliono ridere e ti chiedono di fare sempre lo stesso film con i personaggi che tutta Italia recita a memoria ("magari da famolo strano potresti fare un famolo anziano" dice il suo umorale produttore con la voce di Mario Brega di Un sacco bello, una citazione davvero ironica di Aurelio De Laurentiis).
"Il 35-40% di quello che si vede fa parte della mia vita, racconta me stesso, le mie fragilità, i miei tormenti", dice il regista, autore e protagonista al debutto in una serie tv dopo 44 anni di lavoro. Si intitola Vita da Carlo, mescola realtà e fantasia, personaggi che interpretano in fondo se stessi (oltre Verdone uno strepitoso 'migliore amico' Max Tortora), ed andrà in streaming su Prime Video il 5 novembre. "E se avrà successo forse si fa anche una seconda stagione", aggiunge entusiasta Verdone che lavora anche ad un nuovo film prodotto da Filmauro.
E ammette: "il progetto è nato come una sfida, una novità, e mi è piaciuta, mi piaceva tanto raccontare la mia vita privata quello che mi capita e però avere più libertà rispetto ai film, non essere ossessionato dai tempi comici, sapere di poter raccontare con un tempo lungo in cui può accadere tutto. Ho vissuto una bella esperienza, piena di verità e con meno ansia.
Abbiamo scritto in soli due mesi 10 puntate. Sono felice di un cast bellissimo con tante opportunità per i giovani. A questa età avere giovani accanto, indirizzarli è una bella soddisfazione".
In Vita da Carlo, Verdone sogna di vincere Cannes, di avere la sua faccia sulla copertina del cinefilo Cahiers du cinema, di fare un film drammatico che sia di svolta nella sua filmografia ma non ci riesce, come pure forse sogna nella vita vera 'condannato' in un certo senso ad essere Verdone, ossia a far ridere, e proprio questa autenticità, questa 'tragedia da uomo comico' al di là delle trovate della sceneggiatura scritta con Nicola Guaglianone, Menotti, Pasquale Plastino, Ciro Zecca, Luca Mastrogiovanni, è la cosa originale e interessante della serie che ha diretto insieme a Arnaldo Catinari.
La serie Amazon Original prodotta da Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis è oggi evento speciale alla Festa di Roma accompagnata dal cast che comprende tra i tantissimi oltre a Tortora, Anita Caprioli, Monica Guerritore ("dopo essere stata la madre del re di Roma Totti, sono Gianna l'ex moglie dell'imperatore di Roma"), i giovani Antonio Bannò, Caterina De Angelis (figlia della Buy al suo debutto, qui figlia di Carlo), Filippo Contri.
Nei primi episodi di Vita da Carlo a Verdone viene proposto da un certo presidente della Regione Lazio Signoretti di diventare sindaco di Roma e la notizia prima ancora che il regista risponda qualcosa viene diffusa sui social e arriva su Dagospia.
"Mi è accaduto davvero qualche anno fa - spiega - sono venuti con sondaggi mostruosi, il 70% degli intervistati mi avrebbe votato. Ma io in 30 minuti ho detto no: nella vita se mi togliete il cinema, che è la mia esistenza dal lontano 1971 quando ho cominciato in un teatrino universitario, non penso di fare altro, per amministrare la città ci vuole preparazione. La cosa è caduta ringraziando Dio. Al neo eletto Gualtieri dico che è fondamentale avere una squadra forte, rapida, determinata e soprattutto onesta. Che deve cominciare ad abbattere la burocrazia che blocca questa città, sono sette anni che non si può rimettere un marmo al Gianicolo dopo che un fulmine lo ha rovinato e quando ho chiesto alla Raggi perchè mi ha risposto che ci sono 3 sovrintendenze a dire la loro ma non sono in accordo. Bisogna togliere la zozzeria, deve ripartire velocemente la manutenzione e poi lavorare sulle periferie, i trasporti, dare vita ad attività, aprire librerie che danno vita e dignità". E a chi lo applaude in sala come fosse il sindaco di Roma, Verdone replica: "voglio troppo bene a Roma". Nel secondo episodio Alessandro Haber, ubriaco, recita un monologo shakespeariano, si rivolge al 'fortunato' Verdone che ha fatto carriera e dice che lui da ebreo non ne ha avuta: Carlo gli replica più o meno 'ma se avete ottima comunicazione'. "Non ne posso più del politically correct - esclama Verdone - ogni volta su questa frase ci siamo fermati, una specie di terrore, una forma di ipocrisia". Verdone, 70 anni, con in libreria La carezza della memoria e La casa sopra i portici, entrambi Bompiani, prosegue nella sua fase autobiografica anche con la serie tv e ai giovani che chiedono come fare cinema dà consigli: "fate gruppo, fate rete, sperimentate con i corti e offritevi assistenti volontari, tanti hanno cominciato così: Paolo Sorrentino faceva il custode dei padelloni delle luci, la gavetta è ancora fondamentale". (ANSA).

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