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Kader Abdolah, in Iran c'è il peggiore regime di sempre

Autorea Mantova, Rushdie risponderà con libri ancora più belli

MANTOVA - Vuole tornare a casa, alla sue radici, lo scrittore iraniano Kader Abdolah, 67 anni, perseguitato dal regime dello scià e poi da quello di Khomeini, rifugiato politico dal 1988 nei Paesi Bassi. Un desiderio profondo che si ritrova ne 'Il faraone d'Olanda', appena uscito per Iperborea, con cui è al Festivaletteratura di Mantova che si concluderà l'11 settembre.
    Un romanzo in cui "tutto torna al luogo da dove è venuto" che Abdolah voleva non avesse nulla a che fare con la sua storia ed invece è il più vicino allo scrittore che in Iran non potrà veramente tornare. "Non ci sono le condizioni. Assolutamente non posso tornare e non potrei scrivere in Iran. Anche se non mi mettessero in prigione sarei in una galera forzata" dice Abdolah con i suoi enormi baffoni.
    L'autore di 'Scrittura cuneiforme', con cui ha conquistato il pubblico internazionale e de 'La casa della moschea', con cui ha vinto il Premio Grinzane Cavour nel 2009, pensa anche all'amico Salman Rushdie, a un mese dall'attentato che ha subito. "Mi dispiace. Qualche volta penso che se fossi lui vorrei essere ucciso. È un amico e capisco il suo dolore. Abbiamo lo stesso nemico, ma ha scritto i suoi libri. Adesso ha perso un occhio, lo hanno spezzato nel corpo e lui risponderà con libri ancora più belli. Se fossi Rushdie e qualcuno mi volesse uccidere direi 'va benissimo. Completa il tuo omicidio. Perchè Rushdie non può essere Rushdie più di quanto non lo sia già. Gli auguro una vita lunghissima" dice Abdolah che sarebbe felicissimo se Jafar Panahi, il regista iraniano attualmente in prigione, vincesse il Leone d'Oro alla Mostra del cinema di Venezia con 'Gli orsi non esistono'. "Sarebbe bella questa vittoria perché gli è stato vietato di fare film e lui ha avuto il coraggio di farlI con il cellulare. È importante dargli attenzione più che mai, non solo perché è un bravo regista ma per la pressione politica che sta subendo" sottolinea.
    "Tempo fa ho visto il primo film di suo figlio Panah Pnahi e ho capito che sta facendo tutto quello che è in suo potere per fuggire dal Paese. Sta gridando e chiamando la libertà e chiedendo di poter essere se stesso. Il regime iraniano in questo momento è il peggiore di tutti in tempi e non si può essere se stessi" afferma.
    La lezione di resistenza più importante viene "dalla resilienza delle donne: non possono lavorare, avere una vita professionale, eppure il più possibile cercano di andare all'Università solo per il piacere di studiare: il 75% degli atenei sono popolati da donne iraniane. In questo momento rappresentano il nemico più significativo dell'ayatollah che vorrebbe rinchiuderle in casa, coprirle con il chador, ma loro non ci stanno, lottano per la loro libertà. Devono essere completamente coperte, ma si scoprono appena possono. È una cosa bellissima, mi mancano molto, le amo tutte" sottolinea lo scrittore che guarda con molto interesse alle nuove generazioni e a TikTok che è "a volte viene guardata con dispregio ma è il mezzo di comunicazione più significativo per rappresentare la libertà perché chiunque può parlare".
    Ne 'Il faraone d'Olanda' troviamo un egittologo olandese sempre più smemorato che nasconde un antico e inestimabile sarcofago con la mummia della regina Merneith di cui si prende cura con l'amico Abdolkarim, figlio di un restauratore di libri antichi al Cairo che desidera tornare a casa e riportare in Egitto la Regina Merneith. "Ci sono milioni di persone che vengono in Europa in cerca di lavoro, di una casa, di pane da mangiare, ma tutti vogliono tornare a casa, alle proprie radici. Anch'io sto invecchiando e pensando a cosa ho fatto nella mia vita. Fuggire è stato giusto e cambiare lingua in cui scrivevo corretto? È stato giusto lasciare che morisse mio padre senza essere presente. Sono un piccolo scrittore, mille anni prima di me Omero ha scritto l'Odissea. Dopo essere diventato eroe Ulisse voleva tornare a casa. Mia madre, che ha la stessa età che aveva la Regina Elisabetta, non vuole morire prima che io torni a casa. Con la scrittura potrò raccontare il rientro in Iran e salutare mia madre. La letteratura è l'unico modo" racconta lo scrittore che sta scrivendo un nuovo romanzo che riguarda proprio questo.
   

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