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Lemaitre, il nostro destino non dipende da un'epoca

A Mantova con 'Il gran mondo', primo titolo della nuova trilogia

La sorpresa, la suspense, il ritmo serrato. Gli attrezzi del mestiere sono gli stessi, ma dal 2013 Pierre Lemaitre non scrive più i gialli per cui è conosciuto in tutto il mondo. Al Festivaletteratura di Mantova è arrivato con 'Il gran mondo', il romanzo che inaugura una nuova trilogia 'sugli anni gloriosi" del secondo dopoguerra, appena uscito per Mondadori. "In questo romanzo ci sono una dimensione storica e una psicologica. A me non piace il romanzo storico perché non ho mai capito veramente cosa sia".
    Quando ha scritto 'Arrivederci lassù' con cui è partita la prima trilogia, "ha avuto l'impressione di cambiare mestiere. Ho capito che non sarebbe mai stato un buon poliziesco. Ci vuole un codice genetico per i noir e non c'era, ma mi ero affezionato ai personaggi e ho deciso di portare avanti questo romanzo che ero incapace di categorizzare, un libro un po' matto, che non rispondeva a nessun codice e credo che per questo abbia avuto successo. Con questo romanzo 'sbagliato' ho vinto nel 2013 il Premio Goncourt e mi sono spostato verso questa nuova avventura.
    Non potrei escludere che il mio inconscio mi abbia detto 'fagli sapere cosa sei capace di fare'. Il noir è molto apprezzato dal pubblico e poco dalla critica. Resta comunque quel mix che penso sia uno dei motivi per cui i lettori amano i miei libri" dice all'ANSA lo scrittore francese.
    Gli anni che racconta forse "non sono così gloriosi come la memoria ci fa credere. Ci hanno ingannato, sono stati anni nocivi e inquinanti. Il mio progetto è spogliare il XX secolo in 10 libri, dal 1920 al 1989. Gli storici concordano che il Novecento si conclude con la caduta del muro di Berlino. Mi colpisce che a prescindere dal periodo preso in considerazione si trovino similitudini con il presente. Non perché la storia si ripeta, ma perché a costruirla sono le grandi passioni umane che sono sempre le stesse" racconta Lemaitre.
    Sia la prima che la seconda trilogia iniziano subito dopo una guerra. La saga familiare 'Il gran mondo' ci porta a Beirut nel 1948 dove sono emigrati da molti anni Louis Pelletier e sua moglie Angele. Hanno quattro figli: Jean, il primogenito di 27 anni è senza ambizioni, si è trasferito a Parigi con la moglie deludendo il padre che lo avrebbe voluto alla direzione del saponificio che ha trasformato negli anni Venti nel "fiore all'occhiello dell'industria libanese". Francois, il secondogenito, è invece intraprendente e sogna di fare il giornalista, Helene è fragile e ribelle e si è trasferita come i fratelli a Parigi e poi c'è l'idealista Etienne che segue il suo amante in missione militare in Indocina.
    "Tutti i periodi del dopoguerra si assomigliano, c'è molta miseria per il popolo. Diciamo che ci sono delle risonanze tra passato e presente anche se la storia non si ripete. Etienne si trova difronte a un grande scandalo finanziario e nel libro ci sono repressioni di manifestanti che ricordano quelle del movimento dei Gilet Gialli in Francia" spiega Lemaitre.
    "Ho sempre avuto voglia di scrivere la storia di una famiglia, ma non pensavo di saperlo fare. Bisogna far vivere un gruppo. Ora sto lavorando al terzo romanzo. Il secondo uscirà in Francia a gennaio 2023. Ma in realtà saranno quattro i libri, perché nel secondo romanzo c'era uno scarto temporale troppo grande e si perdevano i personaggi. Non ci saranno figure reali, saranno tutte di fiction, tranne qualche cameo. Non uso mai personaggi reali nelle mie storie: l'unica eccezione a questa regola è stata quella in cui compare Hitler a teatro a Berlino, nel secondo romanzo, 'I colori dell'incendio', della prima trilogia, ma è una scena ridicola" afferma.
    "I personaggi sono dipendenti dalla loro epoca, ma il loro destino non è deciso dalla Storia" spiega Lemaitre le cui opere sono tradotte in più di venti lingue e annuncia, alla fine di questa, un'altra trilogia "sugli anni della crisi 1970-1990".
    (ANSA).
   

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