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'La mia divisa', gli scritti politici di Guido Picelli

Non solo combattente, pubblicati i suoi discorsi da parlamentare

MILANO - Ribelle, rivoluzionario, antifascista: Guido Picelli viene spesso ricordato come il comandante delle Barricate di Parma del 1922, quando con i suoi Arditi del popolo respinse i fascisti nei rioni proletari della città. Ma, nel centenario della nascita del Pci, un nuovo libro intitolato 'La mia divisa' (Bfs edizioni, 158 pp), curato da William Gambetta, intende ripercorrere la sua attività politica e intellettuale, rileggendo i suoi discorsi pronunciati da parlamentare.

Non solo uomo d'azione e soldato quindi: Gambetta, dottore di ricerca in Storia all'università di Parma e in Scienze umane all'università di Modena e Reggio Emilia e ricercatore del Centro studi movimenti, ha preso in considerazione la sua attività come dirigente del Partito socialista e poi di quello comunista, pubblicando i suoi scritti e i discorsi pronunciati come deputato dal 1921 al 1926 con l'obiettivo di "sottrarlo a quella distorsione politica che è stata fatta della sua figura e di restituirle lo spessore umano e intellettuale che ebbe".

La sua 'divisa' è quella che indossa anche in Parlamento, rimanendo fedele a un'idea di società segnata dalla radicale opposizione alle classi dominanti, tanto in età liberale quanto in quella fascista. Perseguitato da Mussolini, Picelli fuggì all'estero e poi tornò a combattere in Spagna, morendo con le Brigate internazionali sul fronte di Madrid, nei primi giorni del 1937. Ma se le sue abilità di uomo d'azione sono sempre state note e celebrate, il libro di Gambetta intende studiare il suo percorso politico e intellettuale per dare un ritratto completo di uno dei personaggi più importanti nella lotta al fascismo. 

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