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Gabriela Jacomella, Missione Reporter

Le storie e come raccontarle, il giornalismo spiegato ai ragazzi

(di Marzia Apice) (ANSA) - ROMA, 24 OTT - GABRIELA JACOMELLA, MISSIONE REPORTER. LA GUIDA DEFINITIVA PER INFORMARSI E RACCONTARE IL MONDO (De Agostini, pp.224, 12.90 euro). "Esiste un giornalismo che non è quello di cui si sparla ovunque. E i ragazzi vogliono trovare il modo per confrontarsi con un'informazione diversa". I fatti, le notizie, le storie e i mille modi per raccontare la realtà che ci circonda sono al centro di "Missione reporter" (De Agostini), il libro scritto da Gabriela Jacomella per far comprendere ai più giovani il mestiere del giornalista. Un vero e proprio manuale in cui la giornalista e formatrice, partendo da se stessa e dalla propria esperienza, ha trovato la giusta chiave per spiegare ai ragazzi che, in una società sovraccarica di informazioni, riuscire a districarsi tra tanti input ricevuti accresce la propria libertà, aiuta a capire cosa accade nel mondo e permette di crearsi un'opinione. "Agli studenti dico: leggete i giornali e analizzati i fatti, non fidatevi", dice l'autrice in un'intervista all'ANSA, "di certo confrontarsi con loro è stimolante, perché i giovani hanno l'urgenza di trovare modi solidi e verificati con cui raccontare i fatti". Nel libro, usando un linguaggio appropriato e accattivante, Jacomella spiega dunque come informarsi, cosa è una notizia, l'importanza di trovare il modo giusto di narrare una storia, le differenze tra intervista, cronaca, reportage, inchiesta, editoriale, i ruoli all'interno di una redazione - dal caporedattore all'inviato, dal caposervizio al redattore - in una vera full immersion nel mondo dell'informazione. Questo è ancora il mestiere più bello del mondo? "Credo che i mestieri più belli del mondo in fondo non esistano, ci si innamora di un lavoro, di un ambiente o di un sogno e per me il giornalismo a lungo lo è stato, ora lo guardo con una certa distanza", racconta, "ho passato varie fasi, dall'amore cieco all'allontanamento, dalle liti al riavvicinamento: diciamo che mi sono rimasti sempre la curiosità su come si raccontano le storie e il bisogno di trovare un linguaggio condiviso per spiegare il mondo che ci circonda". Gran parte del suo racconto è incentrato sul tema della credibilità, dell'infodemia e delle fake news: "l'inquinamento dell'informazione è un problema serio perché spesso il cattivo giornalismo si fa proprio nei luoghi in cui ci dovrebbe essere maggiore correttezza", prosegue, "bisogna capire che gli strumenti dell'informazione sono solo amplificatori.
    Quello che determina una cattiva informazione è altro, dai tempi compressi del lavoro ai salari bassi. Siamo bombardati da frammenti di informazioni e narrazioni: serve la consapevolezza che non tutto è degno di attenzione e fiducia e che va fatto lavoro di scrematura, ma non serve colpevolizzare utenti e strumenti perché a volte si ha solo bisogno di credere o di essere rassicurati su alcuni temi. E lo abbiamo visto negli ultimi tempi purtroppo". Nel libro Jacomella racconta molto di sé e della sua esperienza professionale: "è la prima volta che mi capita di espormi così tanto, ma negli anni ho visto che per i ragazzi il confronto con adulti che si mettono in gioco è fondamentale. Le domande più calde per loro sono proprio quelle sulla persona che hanno davanti: e nel libro ho dato le risposte a ciò che in passato mi hanno chiesto", dice. "E' importante rivolgersi ai giovani senza stare sul piedistallo", conclude, "bisogna essere onesti e autocritici e mettere tutto in discussione senza vendere verità precostituite. Loro sono più aperti di noi e sono capaci di ragionare senza tifoseria né partigianeria". (ANSA).
   

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