Sinodo Italia: Papa, si farà 'dal basso', via a maggio

"Non è un 'parlamento'. Promuovere i laici, non clericalizzarli"

    Per la prima volta papa Francesco, dopo averlo a lungo sollecitato, parla diffusamente in pubblico di come vuole che sia il prossimo Sinodo della Chiesa italiana - "dal basso fino all'alto", considerando anche che "non è un parlamento" - e annuncia che il punto di partenza sarà l'Assemblea generale della Cei del prossimo mese di maggio, sulla base di quello che era stato il Convegno ecclesiale di Firenze del 2015, cui lui stesso partecipò.

    "Voi potete aiutare la comunità ecclesiale ad essere fermento di dialogo nella società, nello stile che ho indicato al Convegno di Firenze", ricorda Francesco ricevendo in udienza il Consiglio dell'Azione Cattolica Italiana, di cui è in corso online l'assemblea nazionale. "E la Chiesa italiana riprenderà, in questa Assemblea (dei vescovi, ndr) di maggio, il Convegno di Firenze, per toglierlo dalla tentazione di archiviarlo, e lo farà alla luce del cammino sinodale che incomincerà la Chiesa italiana, che non sappiamo come finirà e non sappiamo le cose che verranno fuori". Il cammino sinodale, specifica il Pontefice, "che incomincerà da ogni comunità cristiana, dal basso, dal basso, dal basso fino all'alto. E la luce, dall'alto al basso, sarà il Convegno di Firenze".

    Secondo il Pontefice, "una Chiesa del dialogo è una Chiesa sinodale, che si pone insieme in ascolto dello Spirito e di quella voce di Dio che ci raggiunge attraverso il grido dei poveri e della terra". E "quello sinodale non è tanto un piano da programmare e da realizzare, ma anzitutto uno stile da incarnare". Per il Papa, "dobbiamo essere precisi, quando parliamo di sinodalità, di cammino sinodale, di esperienza sinodale". "Non è un parlamento, la sinodalità non è fare il parlamento - avverte -. La sinodalità non è la sola discussione dei problemi, di diverse cose che ci sono nella società... È oltre. La sinodalità non è cercare una maggioranza, un accordo sopra soluzioni pastorali che dobbiamo fare".

    "Solo questo non è sinodalità - ribadisce -; questo è un bel 'parlamento cattolico', va bene, ma non è sinodalità. Perché manca lo Spirito. Quello che fa che la discussione, il 'parlamento', la ricerca delle cose diventino sinodalità è la presenza dello Spirito: la preghiera, il silenzio, il discernimento di tutto quello che noi condividiamo". Secondo Francesco, "non può esistere sinodalità senza lo Spirito, e non esiste lo Spirito senza la preghiera".

   La Chiesa del dialogo, spiega ancora, "è una Chiesa sinodale, che si pone insieme in ascolto dello Spirito e di quella voce di Dio che ci raggiunge attraverso il grido dei poveri e della terra". E se quello sinodale è "anzitutto uno stile da incarnare", dà atto all'Azione Cattolica di essere "una 'palestra' di sinodalità, e questa vostra attitudine è stata e potrà continuare ad essere un'importante risorsa per la Chiesa italiana, che si sta interrogando su come maturare questo stile in tutti i suoi livelli". "Dialogo, discussione, ricerche, ma con lo Spirito Santo", avverte nuovamente.

    Per il Papa, "il vostro contributo più prezioso potrà giungere, ancora una volta, dalla vostra laicità, che è un antidoto all'autoreferenzialità". Inoltre, "fare sinodo non è guardarsi allo specchio, neppure guardare la diocesi o la Conferenza episcopale, no, non è questo. È camminare insieme dietro al Signore e verso la gente, sotto la guida dello Spirito Santo". Laicità, poi, "è anche un antidoto all'astrattezza: un percorso sinodale deve condurre a fare delle scelte", le quali, "per essere praticabili, devono partire dalla realtà, non dalle tre o quattro idee che sono alla moda o che sono uscite nella discussione. Non per lasciarla così com'è, la realtà, no, evidentemente - aggiunge -, ma per provare a incidere in essa, per farla crescere nella linea dello Spirito Santo, per trasformarla secondo il progetto del Regno di Dio".

    E in un altro punto del discorso, Bergoglio lancia un ulteriore monito: "È ancora diffusa la tentazione di pensare che la promozione del laicato - davanti a tante necessità ecclesiali - passi per un maggiore coinvolgimento dei laici nelle 'cose dei preti', nella clericalizzazione. Con il rischio che si finisca per clericalizzare i laici".

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