Addio Azzedine Alaia, lo stilista scultore

77 anni. Lanciò una 16enne Naomi Campbell

  • ADDIO AD ALAIA, SCHIVO SCULTORE DELLA COUTURE
  • MODA: ALAIA CHIUDE PARIGI ANCHE SE NON E' HAUTE COUTURE
  • MODA: ALAIA CHIUDE PARIGI ANCHE SE NON E' HAUTE COUTURE
  • MODA: ALAIA CHIUDE PARIGI ANCHE SE NON E' HAUTE COUTURE

(di Patrizia Vacalebri)  Addio Azzedine Alaia, schivo stilista che riusciva a scolpire la figura femminile con i suoi abiti e i suoi tagli al laser, meglio di chiunque altro.
Nato a Tunisi nel 1940 e morto a Parigi, città d'elezione dove aveva scelto di vivere e lavorare dal 1957, Alaia era molto amato dalle dive e dalle top model. Tanto che a luglio, era stata Naomi Campbell a sfilare per celebrare il 'grande ritorno' in passerella del couturier. Ma Alaia aveva un carattere schivo, poco incline a lasciarsi stordire dalle luci della ribalta. Era un istintivo, un creativo timido, in una parola un puro.
Era tornato a sfilare di recente, dopo 6 anni di assenza - chissà perché, o forse perché si mostrava solo quando aveva qualcosa da dire - con una nuova collezione Haute Couture, interpretata proprio da Naomi Campbell, che lui aveva lanciato nel 1986, appena sedicenne ma destinata a diventare la regina delle passerelle dopo aver folgorato la platea di Alaia con un abito fasciante ispirato a una mummia egiziana. Da allora Naomi chiamava affettuosamente "papà" lo stilista.
Come spesso è accaduto anche per altri grandi stilisti, il giovane Azzedine aveva respirato le prime ventate di moda in famiglia, grazie a sua sorella e alla lettura di Vogue. Infatti, la temibile Suzy Menkes lo aveva celebrato sul numero di settembre del magazine di moda, intitolando il suo servizio, Il ritorno del Re.
Alaia aveva studiato l'Accademia di Belle Arti di Tunisi, seguendo un corso di scultura. E proprio l'amore per quest'arte viene in seguito trasferito nel suo stile, caratterizzato da un personalissimo senso tridimensionale del taglio dell'abito, che nelle sue mani diventa quasi una seconda pelle. Un risultato facilitato dalle letture scientifiche e anatomiche del corpo umano che il couturier continuerà a fare tutta la vita. Ma è solo leggendo Vogue che Alaia s'innamora delle creazioni di alta moda di Dior e Balenciaga. Così, il giovane Azzedine nel 1957 si trasferisce a Parigi, dove diventa assistente d'atelier di Guy Laroche (1961) ed in seguito di Christian Dior. E' in questi anni di formazione che Alaia conosce donne meravigliose che diventeranno poi muse ispiratrici della sua personalissima eleganza, come Cécile de Rothschild e Greta Garbo. Ed è l'affascinante diva del cinema, conosciuta a Parigi, ad incarnare la sua donna ideale, la sua icona. Per Garbo realizza pantaloni, pullover e un cappotto dal taglio maschile, capi che per lui diventeranno pezzi basici del guardaroba femminile.
La prima linea di pret-a-porter firmata da Alaia nasce nel 1979, ma sarà presentata ufficialmente nel 1981 nel suo appartamento di Rue de Bellechasse. E' solo nel 1982 che Azzedine raggiunge il successo mondiale grazie a una sfilata a New York. I suoi abiti stretch, tagliati con il laser, percorsi da nervature che sottolineano la silhouette femminile sono ancora molto moderni e copiatissimi. La Galleria Borghese di Roma aveva ospitato una mostra che celebrava Alaia nel 2015. Nella sala dell'Apollo e Dafne di Gianlorenzo Bernini, i due abiti scolpiti nel velluto liscio s'integravano armoniosamente con il candido complesso marmoreo dell'artista rinascimentale. Anche nella sala dominata dal David del Bernini, l'abito corto in maglia bianco lavorato a coste e plissé, sposava alla perfezione l'opera e l'ambiente circostante. Mentre la lasciva Paolina Borghese, incarnazione della Venere vincitrice di Antonio Canova, sembrava dialogare con la sua granitica fissità con due abiti lunghi in tricot intarsiati in pelliccia, a spina di pesce, uno bianco e nero, l'altro panna e celeste. Con la couture-scultura di Alaia la moda era entrata per la prima volta nella Galleria Borghese.(ANSA).

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