E' scontro sui finanziamenti del RePower EU, tema sul tavolo dei leader Ue

Divide la distribuzione delle sovvenzioni. Regioni e agricoltori: no a trasferimenti al Pnrr

Redazione ANSA

Il piano di finanziamento del RePower EU, con 300 miliardi tra fondi già disponibili e nuove risorse dalla vendita all’asta di una parte della riserva dei permessi Ets, potrebbe diventare questione controversa al vertice dei Capi di Stato e di Governo Ue in programma il 30 e 31 maggio. Due sono i fronti da cui si levano le critiche. Il primo è europeo.

Alcuni Stati Ue, principalmente i nordici, criticano l’utilizzo della riserva di crisi dell’Ets per mettere a disposizione 20 miliardi in sovvenzioni, perché potrebbe rallentare la transizione ecologica. Un prezzo della CO2 stabile con tendenza all'aumento è una componente essenziale per ridurre le emissioni Ue. Nei giorni della presentazione del RePower (18 maggio) il prezzo della CO2 nell’Ue-Ets è calato bruscamente da 92 a 77 euro, per recuperare solo dal 23 maggio in poi.

Per altri Stati, a non tornare sono i criteri di distribuzione dei 20 miliardi e dei prestiti rimanenti del Next Generation EU. Per la Commissione europea le risorse vanno erogate agli Stati in base alla chiave di riparto già usato per il fondo per la ripresa (Rrf), definita per comodità la “chiave Covid”, con i Paesi più colpiti dalla pandemia come maggiori beneficiari. Secondo i piani dell'Esecutivo Ue, la somma finale sarà resa nota entro il 30 giugno 2022 sulla base dei dati reali del Pil 2020-2021. Ma, è la fronda che monta in Consiglio Ue, la crisi di oggi è diversa e le risorse vanno distribuite con criteri diversi.

Riguardo l’Ets “certo che ci sono alcuni Stati che non sono contenti, la questione sicuramente salterà fuori", dice all’Ansa un diplomatico europeo. Ma nei giorni prima di lunedì la Commissione si impegnerà a spiegare meglio la tempistica tecniche della Commissione. "Ha garantito che il rilascio delle quote sarà fatto con grande cautela e gradualità”, aggiunge la fonte. Ma “se si comincia a discutere di cambiare la chiave Covid le cose al vertice si faranno terribilmente complicate”, concede il diplomatico.

Il secondo fronte contro il finanziamento del RePower è interno, da risolvere nei governi nazionali. E’ il punto di vista dei beneficiari delle politiche “tradizionali” dell’Ue, che le consideranno troppo spesso usate come un bancomat del bilancio comunitario: Regioni e agricoltori sono contrari alla proposta della Commissione europea di trasferire parte dei fondi per la coesione e per lo sviluppo rurale nel capitolo aggiuntivo del Pnrr che sarà dedicato al RePower EU.

Gli europarlamentari della commissione Sviluppo regionale hanno diffuso una nota in cui notano che “prelevare le risorse dalle regioni e fornirle incondizionatamente agli Stati mette a repentaglio la coesione in tutta l'Unione ed è contrario agli obiettivi stessi dei Trattati". Senza contare che, attaccano gli eurodeputati, l’uso dei fondi regionali per il RePower sarà svincolato dai principi del Green Deal e della transizione digitale: si potranno costruire gasdotti e oleodotti.

Per quanto riguarda la Pac, il ministro dell’agricoltura Stefano Patuanelli ha ribadito a margine del Consiglio Ue del 24 maggio che "le scelte fatte dall'Italia nel Pnrr per accompagnare la Pac" rendono "complicato ridurre ulteriormente le risorse destinate all'agricoltura", che "già viene da una riduzione delle risorse". Il punto di vista del ministro italiano è condiviso dalla gran parte del settore. Le organizzazioni più rappresentative a livello Ue (Copa e Cogeca) hanno scritto alla Commissione europea per sottolineare che il trasferimento dei fondi sarebbe accettabile solo per iniziative “partite dalla comunità degli agricoltori”.

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