Addizionalità per idrogeno rinnovabile, Ong contro industria

In consultazione due atti delegati. T&E: va corretto

Redazione ANSA

La Commissione europea ha aperto due consultazioni pubbliche su altrettanti atti delegati sui criteri per definire l’idrogeno rinnovabile e salvaguardare il principio di addizionalità, per far sì che la nuova capacità per produrre idrogeno si aggiunga (e non cannibalizzi) alla produzione da rinnovabili. Cittadini e parti sociali hanno tempo fino al 17 giugno per inviare i propri contributi.

Le bozze, annunciato dal pacchetto RePower EU, sono emanazioni della Direttiva rinnovabili del 2018 che, per il settore dei trasporti, fissa un obiettivo separato del 14% di energie rinnovabili. I fornitori possono utilizzare carburanti per autotrazione rinnovabili (sia liquidi che gas) di origine non biologica per raggiungere questo obiettivo. Nel pacchetto RePower EU, la Commissione ha più che raddoppiato il target per la quota delle rinnovabili non biologiche, cioè idrogeno verde e carburanti sintetici, nei trasporti, dal 2,6 al 5,7%.

La prima proposta presenta i criteri per l'addizionalità nei combustibili rinnovabili di origine non biologica. In termini pratici, propone requisiti per contabilizzare l'energia elettrica proveniente da impianti direttamente allacciati come totalmente rinnovabile. Prevede un periodo di transizione fino al 2027. 

La seconda proposta riguarda la metodologia per il risparmio di gas a effetto e presenta uno schema dettagliato per calcolare le emissioni del ciclo di vita dell'idrogeno rinnovabile e dei combustibili da carbonio riciclato per soddisfare la soglia di riduzione delle emissioni di gas serra fissata nella direttiva sulle energie rinnovabili. 

L’obiettivo del 5,7% “non è supportato da dati – attacca la Ong Transport & Environment – e potrebbe far aumentare la domanda di elettricità in Europa fino a un terzo”. T&E contesta che, così come formulati i suoi requisiti, l'addizionalità non si applica ai siti di produzione di energia istituiti prima del 2027. Secondo una nota dell'associazione, un impianto un costruito fino a quella data potrebbe utilizzare la normale elettricità di rete per sempre per sviluppare idrogeno riconosciuto come rinnovabile. Indebolire l'addizionalità, avverte T&E, vorrebbe dire “mettere sotto pressione anche le bollette energetiche delle famiglie”. 

Sotto accusa è la clausola del grandfathering, cioè del mantenimento dei diritti acquisiti, alla base del periodo di transizione del 2027. Secondo T&E è una scappatoia per produrre idrogeno da fonti convenzionali, sine die.

"Gli atti delegati proposti sono il punto di partenza di un intenso dibattito su come l'idrogeno può supportare l'accelerazione di ulteriori energie rinnovabili, accelerando al contempo l'adozione immediata dei progetti sull'idrogeno", ha detto Jorgo Chatzimarkakis, CEO di Hydrogen Europe che invece plaude al grandfathering. "La nostra industria è dedicata alla riduzione delle emissioni e non è la scappatoia per continuare a utilizzare i combustibili fossili", è la replica indiretta alle Ong, affidata a una nota stampa. "Siamo pronti - conclude Chatzimarkakis - a lavorare per migliorare ulteriormente gli atti delegati per garantire che l'azione per il clima resti centrale".

 

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