Verso la riforma delle norme sugli aiuti di Stato per la banda larga

Pubblicata valutazione sugli attuali orientamenti Ue, tra punti fermi e aggiornamenti

Redazione ANSA

Gli orientamenti sugli aiuti di Stato per la banda larga, adottati nel 2013, hanno svolto un ruolo positivo nell’indirizzare i piani nazionali di finanziamento pubblico delle reti a banda larga nelle aree meno servite. Tuttavia, a distanza di 8 anni, si rendono necessari degli aggiornamenti che riflettano l’evoluzione tecnologica e i nuovi obiettivi europei, a partire da quelli di connettività indicati nella recente comunicazione Digital Decade 2030, ma anche quelli del Green Deal. In base alla Digital Decade 2030, tutte le abitazioni dell’UE (comprese quelle nelle aree rurali) dovranno avere accesso a una connettività gigabit. Lo stesso Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche (EECC) ha come principale obiettivo quello di promuovere la realizzazione e l’utilizzo di reti ad altissima capacità (VHCN).

È questa la valutazione che la Commissione ha oggi reso pubblica con uno Staff Working Document. I nuovi orientamenti, che saranno adottati nei prossimi mesi, oltre a chiarire determinati aspetti, prevedranno quasi sicuramente un aumento delle performances delle reti che potranno essere finanziate, mantenendo però intatti alcuni principi cardine della disciplina degli aiuti di Stato per le reti di telecomunicazione, fra cui: lo step change, ovvero il “salto di qualità” che le reti finanziate dovranno apportare rispetto a quelle esistenti o pianificate, l’esistenza di un fallimento di mercato e la neutralità tecnologica. Quest’ultimo principio impone agli Stati Membri di non precludere a nessuna tecnologia la possibilità di concorrere alle gare per l’assegnazione dei fondi pubblici, anche se questo principio è mitigato dalla necessità che le tecnologie in gara siano capaci di garantire le performances richieste.

Le regole applicabili agli aiuti di Stato per finanziare le nuove reti di telecomunicazione sono di primaria importanza alla luce degli obiettivi indicati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Italia, che riguarderanno in primis la copertura delle aree grigie e nere NGA. Le attuali regole, come confermato da un apposito Template[1] di riepilogo adottato dalla Commissione lo scorso marzo (che contiene anche riferimenti ai precedenti a livello nazionale e indicazioni sull’approccio che la Commissione manterrà nell’esaminare i progetti di finanziamento delle nuove reti nell’ambito dei piani nazionali di ripresa e resilienza), definiscono come aree grigie NGA quelle aree nelle quali esiste o è pianificata nei successivi 3 anni un’unica rete NGA, ovvero capace di fornire almeno 30Mbps, ma meno di 100Mbps in download. Le aree nere NGA sono quelle in cui esistono o sono pianificate nei successivi 3 anni almeno 2 reti NGA.

Per poter finanziare nuove reti in queste aree, come accennato, dovrà essere dimostrato un fallimento di mercato, ovvero l’assenza attuale o prevista nei successivi 3 anni di investimenti privati in nuove reti capaci di fornire le prestazioni richieste. Inoltre, si dovrà garantire un determinato step change, così definito in base alle aree: nelle aree grigie NGA, almeno un raddoppio della velocità in download e un aumento significativo in upload rispetto alla rete NGA esistente o pianificata (quindi almeno 200 Mbps in download e, nei precedenti menzionati nel suddetto Template, la stessa velocità è stata indicata anche per l’upload). Nelle aree nere NGA, la Commissione ritiene che possa giustificarsi un intervento pubblico laddove la rete finanziata offra prestazioni almeno 3 volte superiori, sia in download che in upload, che siano aumentabili a velocità Gigabit. Le soglie di velocità saranno probabilmente aumentate con l’aggiornamento previsto degli orientamenti.

I finanziamenti dovranno essere concessi mediante gare aperte a tutti gli operatori interessati, trasparenti, non discriminatorie e neutrali da un punto di vista tecnologico. Tuttavia, nelle aree grigie NGA i beneficiari possono essere tutti gli operatori a prescindere dal loro modello di business, ma gli operatori wholesale-only godono di punti supplementari. Nelle aree nere NGA, le reti finanziate possono invece essere solo wholesale-only.

Le reti finanziate dovranno garantire un accesso aperto e non discriminatorio a livello wholesale agli operatori terzi. Per quanto concerne i modelli di finanziamento, gli attuali orientamenti indicano 4 possibili alternative:

1. Sostegno finanziario (ovvero “deficit di finanziamento” o “gap funding” : trattasi di sovvenzioni finanziarie dirette agli operatori per la costruzione, gestione e sfruttamento commerciale della rete finanziata

2. Sostegno in natura: gli Stati membri sostengono in tutto o in parte la realizzazione delle nuove reti, ad esempio fornendo infrastrutture passive o eseguendo opere di ingegneria civile (come gli scavi), oppure posando cavidotti o fibra spenta, che saranno poi utilizzati dagli operatori per i loro progetti di sviluppo delle reti o dai richiedenti accesso alle reti sovvenzionate

3. Reti a banda larga gestite (in tutto o in parte) dallo Stato: gli Stati membri costruiscono (parte di) una rete a banda larga e la gestiscono direttamente attraverso una società in-house, mettendola a disposizione degli operatori concedendo loro l’accesso wholesale alla rete a condizioni non discriminatorie.

4. Rete a banda larga, gestita da un concessionario: gli Stati membri finanziano lo sviluppo di una rete a banda larga, che resta di proprietà pubblica, ma la cui gestione è offerta mediante procedura competitiva a un operatore commerciale incaricato della gestione e dello sfruttamento a livello wholesale. È questo il caso di Open Fiber nelle aree bianche.

Anche per quanto riguarda le reti mobili vale lo stesso principio dello step change. Si potranno finanziare nuove reti mobili, purché siano effettuati nuovi e sostanziali investimenti che consentano maggiori prestazioni e concorrenza, come nel caso di un investimento nell’infrastruttura passiva (backhaul) che vada al di là di un semplice aggiornamento dei componenti attivi di rete, ad esempio consentendo il passaggio fra ponti radio e fibra. I servizi offerti dalla rete mobile finanziata dovranno in ogni caso essere almeno 4G (in aree dove si hanno al massimo servizi 2G) o 5G (in aree dove si hanno al massimo servizi 3G).

Poiché le reti mobili potrebbero essere utilizzate anche per fornire connettività alle abitazioni in concorrenza con reti fisse tramite la tecnologia FWA (ovvero mista fibra/radio), il Template fornisce delle indicazioni su come evitare problemi di concorrenza fra le due. In particolare, le reti FWA possono essere finanziate per fornire connettività fissa solo se rispettano i requisiti di step change previsti per le reti fisse. Altrimenti, gli Stati Membri dovranno impedire che le reti 4G o 5G finanziate siano usate per offrire servizi FWA o, al massimo, consentire l’utilizzo delle reti 4G o 5G finanziate per servizi FWA solo a condizione che gli operatori paghino un prezzo di mercato. Come indicato nello Staff Working Document, ulteriori chiarimenti relativi alle reti mobili saranno contenuti negli orientamenti aggiornati. Questi ultimi si propongono infine di chiarire il regime applicabile ai voucher per la connettività, che hanno l’obiettivo di finanziare l’utilizzo delle nuove reti da parte degli utenti che si trovino in determinate situazioni di reddito o di copertura.

 

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