O'Sullivan, la 'tassa' sulla CO2 alle frontiere è la risposta Ue alla sfida globale del carbon leakage

L'ex capo gabinetto di Prodi: arriveranno critiche ma la rilocalizzazione è problema di tutti, va contenuto l'impatto per l'industria europea

Redazione ANSA

Il meccanismo di aggiustamento del prezzo della CO2 alle frontiere come invito ai partner globali a lavorare insieme su un problema comune. E' l'analisi di David O'Sullivan, ambasciatore dell'Ue negli Usa fino al 2019, precedentemente uno dei demiurghi del network diplomatico europeo (EEAS) ed ex capo di gabinetto di Romano Prodi. Il 'prelievo' sulle importazioni di alcuni prodotti nell'Ue "è un modello di lavoro: aspettatevi accuse di protezionismo e proteste dai partner commerciali ma la verità è che tutti si chiedono quali siano le soluzioni praticabili per la grande questione globale del carbon leakage", o rilocalizzazione delle emissioni.

Il filo del ragionamento è che se tutte le grandi potenze economiche e commerciali, a partire da Ue, Usa e Cina, hanno indicato target di neutralità climatica entro la metà del secolo, lo spostamento delle fonti emissive dall'una o dall'altra parte del mondo diventa un problema di tutti. Per tentare di risolverlo "l'Ue è la prima che sta facendo una proposta di lavoro concreta", spiega O'Sullivan partecipando a un convegno della European Climate Foundation sul prossimo pacchetto clima della Commissione, atteso il 14 luglio.

Della 'tassa' sulla CO2 alle frontiere finora sappiamo che sarà un regolamento e che sarà collegato all'ETS, cioè dovrebbe imporre un onere sulle importazioni equivalente a quello sostenuto dall'industria europea nell'ambito dell'ETS a causa delle emissioni (il contenuto di carbonio) dei loro prodotti. Più che un dazio, è un tentativo di espandere il mercato Ue del carbonio fino ai prodotti che entrano nel mercato unico. "Coprirà un numero limitato di settori, come ferro, acciaio, cemento, elettricità, alluminio e alcuni fertilizzanti, e potrebbe richiedere una struttura e procedure piuttosto onerose, servirà una Authority per far funzionare il meccanismo", ha spiegato O’Sullivan.

"I prodotti importati nell'Ue dalla Svizzera e spazio economico europeo – prosegue – saranno probabilmente esentati e di sicuro non ci può essere una coesistenza tra il nuovo meccanismo e il sistema delle quote gratuite dell'Ets: se continui a dare quote gratis alla tua industria difficilmente il Wto lo considererebbe compatibile con le regole del commercio globale, apparirebbe discriminatorio nei confronti dei prodotti dei paesi terzi".

Da quanto riferito ad ANSA da fonti della Commissione, il periodo di transizione del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism, secondo il gergo di Bruxelles), per consentire la graduale eliminazione delle quote gratuite ETS potrebbe anche durare 10 anni.

Il CBAM nasce come risorsa propria del bilancio Ue. Ma fonti della Commissione hanno chiarito che parte dei proventi del meccanismo saranno utilizzati per la diplomazia del clima, per aiutare i paesi meno sviluppati a raggiungere i loro target di riduzione delle emissioni. "Credo – dice O'Sullivan – che possa contribuire direttamente al bilancio Ue per un paio di miliardi l'anno". Cifra che difficilmente potrebbe passare per un tentativo di rimpinguare le casse Ue a scapito dei partner commerciali, visto che Bruxelles ogni anno mobilita oltre 140 miliardi.

"La grande scommessa dell'Unione – aggiunge l’ex diplomatico – è che la decarbonizzazione rende più competitivi, ma il processo avrà impatti diversi secondo i settori" e si dovrà "trovare il giusto equilibrio" tra il CBAM 'politico', cioè come primo passo per ridefinire il quadro globale degli scambi, e l'impatto che esso avrà sull'industria europea

Anche a costo di prendersi qualche rischio con i partner commerciali. "Gli Stati Uniti – ricorda O’Sullivan citando la sua esperienza a Washington – si oppongono da sempre a questa idea, che però oggi trova il favore di parecchi elementi progressisti del Partito Democratico, è qualcosa che è oggetto di dibattito negli Stati Uniti, anche se non c’è ancora una proposta formale sul modo in cui si progetta effettivamente un tale sistema".

Da qui il significato politico della proposta Ue. "Aspettatevi molte critiche e accuse di protezionismo da parte dei partner internazionali – suggerisce l'ex ambasciatore – ma non guardate troppo a questo, quanto al fatto che, in realtà, anche altri sono preoccupati del problema della rilocalizzazione delle emissioni di carbonio come lo è l'Ue, e guarderanno con molto interesse alla proposta europea per iniziare ad affrontare la questione in un modo accettabile a livello internazionale". "L'Ue – conclude O'Sullivan – metterà sul tavolo la prima proposta, e penso che questo sia un passo avanti molto importante in sé, il meccanismo potrebbe anche non servire se dalla COP26 emergono altri modelli interessanti".

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