Petriccione: trasporti ed edifici nell’Ets solo con salvaguardie sociali

Il Dg clima della Commissione: bene Cingolani, ma risolvere questione permessi rinnovabili

Redazione ANSA

La Commissione europea non proporrà di estendere l'Ets alle emissioni di edifici e trasporto su gomma "senza meccanismi robusti di sostegno agli Stati membri per affrontare possibili effetti sociali". Lo ha detto il direttore generale clima della Commissione europea Mauro Petriccione, intervistato dall’Ansa. 

L’estensione dell’Ets, con la riorganizzazione dei tre pilastri delle politiche climatiche europee, è l’ipotesi su cui la Commissione europea sta lavorando in vista del pacchetto clima che sarà presentato il 14 luglio. Ipotesi che al momento non scalda la “bolla del clima” di Bruxelles. Gruppi politici come i Verdi e le Ong ambientaliste sono apertamente contrari, le associazioni dei consumatori sono scettiche, gli Stati – con l’eccezione di Germania e Danimarca – sono attendisti.

Il timore principale è che i costi dell'operazione possano trasferirsi facilmente ai cittadini più vulnerabili, nelle bollette e nel prezzo dei carburanti. Ma la riforma, assicura Petriccione, dovrebbe tenerne conto con un sostegno, basato sui ricavi delle nuove aste, che dovrebbe "prevedere un elemento forte di solidarietà" e redistribuzione.

"Parliamo di edifici e trasporti, settori che in cui da 20 anni non ci sono riduzioni di emissioni – dice Petriccione – se continuiamo a lasciare le cose come sono, addio obiettivi al 2030 o al 2050". Parte della riduzione delle emissioni verrà dalle direttive sull’efficienza e dagli standard di CO2 per i veicoli. Le proposte legislative di luglio saranno "almeno una dozzina", dice Petriccione.

Sull'edilizia, "un meccanismo europeo di sostegno potrebbe essere un incoraggiamento ai paesi ad affrontare davvero il problema". La via italiana, il bonus 110% per le ristrutturazioni, "è un ottimo programma – dice Petriccione – non è senza problemi, ma non esiste solo quello, gli strumenti per aiutare i cittadini a ristrutturare possono essere tanti, penso per esempio alle banche e alla difficoltà per le famiglie normali di ottenere finanziamenti per l’efficientamento energetico”.

Sui trasporti, "il prezzo del carbonio non si fa solo con l’Ets, ma anche con gli standard di emissione. Adesso siamo a 95 grammi di CO2 al chilometro, al 2030 scenderemo a 60”, con la nuova proposta “e potremmo arrivare a 40”. I costruttori però chiedono infrastrutture di ricarica. “Ci sono i fondi di Connect Europe Facility, i fondi di coesione – riassume Petriccione – e poi ci sono i piani di rilancio e resilienza". "Abbiamo dovuto batterci – racconta il direttore generale – perché nei piani iniziali c’era un numero esagerato di strade e autostrade. Ora ci sono anche per i punti ricarica elettrica o per la rete a idrogeno".

Sul piano italiano Petriccione non si esprime. Ma "la descrizione degli obiettivi italiani fatte di recente dal ministro Stefano Cingolani la sottoscrivo al cento per cento", assicura. Poi, "i piani bisogna applicarli", aggiunge. "Quello italiano prevede giustamente il rilancio delle rinnovabili", prosegue, basta che "non ci vogliano quattro anni per cominciare i lavori”. Spesso i ritardi sono dovuti allo scontro tra le esigenze della produzione energetica e la tutela del paesaggio. "Diciamo che vogliamo rifare l’acciaieria di Taranto con l’idrogeno, ma come lo faccio l'idrogeno se blocco i parchi eolici? Per fortuna alcune associazioni ambientaliste hanno intuito che la loro azione deve accompagnare il cambiamento e guidarlo”.

Infine, molto può fare l’innovazione, che in Europa conosce una "domanda molto vitale", dice Petriccione sulla base dell’esperienza dell’Innovation Fund, il fondo per l’innovazione che si finanzia con le aste Ets. “Sapevamo che c’era un pregresso dal programma precedente, ma il fondo era di un miliardo e sono arrivati 311 progetti per un valore complessivo di 21,7 miliardi. Non ci aspettavamo un entusiasmo del genere”. La Commissione ha approvato una modifica al funzionamento del fondo, per semplificare la presentazione delle domande. E potrebbe ampliare la dotazione finanziaria. "Perché no? – conclude Petriccione – d'altro canto stiamo per presentare una riforma dell'Ets su larga scala”.

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