Statue vive, emozioni nel marmo nelle foto di Sergio Visciano

Il fascino di corpi e volti tra i capolavori di Palazzo Altemps

di Luciano Fioramonti ROMA

ROMA - Il volto intenso di Zeus, la sensualità carnale della schiena e oltre della Venere Esquilina, la potenza dell' ultimo gesto della mano del Galata Morente. Emozioni ed energia si sprigionano dalla fissità delle statue di marmo della classicità attraverso lo sguardo del fotografo veronese Sergio Visciano. Le icone e i miti dei capolavori del mondo antico raccolti in quello scrigno che è Palazzo Altemps prendono vita e raccontano un altro modo di avvicinarsi alla bellezza misteriosa della pietra. Nel magnifico edificio, una delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano, 23 scatti di grandi dimensioni, manipolati con colori forti e l' effetto 'mosso' creato durante la posa o in camera oscura, compongono il mosaico della mostra ''Statuae Vivae'', curata da Paola Riccardi, fino al 1 novembre. ''Tra le statue e il visitatore il dialogo non finisce mai - dice Visciano, 52 anni, geologo con la passione dell' archeologia -. Qui c'è il risultato di un lavoro stratificato di 15 anni fatto di visite ripetute al Museo Nazionale Romano, nei Musei Capitolini, del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, del Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia e di Palazzo Mattei di Giove a Roma, con l' obiettivo di interpretare il messaggio senza tempo che le statue ci lanciano''. Ad ispirare l' autore le fotografie della serie ''Mediterraneo'' di Mimmo Jodice, uno dei grandi maestri italiani. Con tecniche diverse il risultato, però, non cambia.

I corpi nudi delle statue sembrano muoversi, tra chiaroscuri e luci psichedeliche. ''Le statue ne escono vivificate - osserva la curatrice -, è il salvataggio dall' oblio non solo delle opere d' arte ma delle virtù morali e dalle passioni che esprimono. Queste foto non ci parlano di statue ma di uomini e donne''. Con questo suo lavoro Visciano è risultato uno dei tre vincitori del progetto "Archeologia e Fotografia" con cui il Museo Nazionale Romano vuole far conoscere il proprio patrimonio di tesori. ''Dobbiamo far vivere le statue che hanno una loro biografia - sottolinea il direttore Stépèhan Verger - sono passate attraverso collezioni, copie, modifiche. La loro vita è proseguita nel Rinascimento, quando sono state ricreate le parti mancanti e sono nate statue nuove. Oggi gli artisti continuano a prendere ispirazione dai modelli dell' antichità per creare opere d' arte contemporanee''.

Visciano concentra spesso l' attenzione sul dettaglio, dagli occhi al profilo di un volto, dalla posizione di una mano, ai primi piani in cui è la luce di una particolare ora del giorno a fare la differenza. "I diversi colori che ho utilizzato - fa notare - vogliono sottolineare lo 'spirito' di ogni statua, esaltarne la forza o la dolcezza, la seduttività o la timidezza. Questi miti, questi dei, sono ancora tra noi, e sono parte di noi, della nostra storia". E se a testimoniare il realismo e di certe immagini è il siparietto degli amici che hanno chiesto all' autore il numero di cellulare della modella della ''Venere Esquilina'', è il direttore Verger a dare con un aneddoto la chiave dell' intera operazione che punta alla valorizzazione delle collezioni del museo. Quando è stata mostrata la locandina con l' immagine di Zeus tra il personale della sede delle Terme di Diocleziano in molti sono caduti dalla nuvole . ''Dov' è quella statua - hanno detto - Non è possibile, non è questa''. L'occhio dell' artista ha saputo trasformare quella statua ''ignorata'' in un capolavoro.

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