Caporalato: Flai Cgil, 230mila lavoratori irregolari nei campi

Rapporto agromafie, radicato da Nord a Sud con tassi fino al 40%

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 28 NOV - Nel 2021 sono stati circa 230 mila gli occupati impiegati irregolarmente nel settore primario (55mila donne), oltre un quarto del totale, in larga parte concentrata nel lavoro dipendente, che include una fetta consistente di stranieri non residenti impiegati in agricoltura.
    È uno dei dati resi noti in una conferenza stampa di anticipazione del VI Rapporto agromafie e caporalato dell'Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil, anticipato e viene presentato integralmente martedì 29 novembre alle ore 10.00 in Via dei Frentani 4, Roma alla presenta del Segretario Generale Flai Cgil, Giovanni Mininni, e di Jean René Bilongo, presidente dell’Osservatorio Placido Rizzotto.

 

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Il lavoro agricolo subordinato non regolare è radicato in Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Lazio con tassi di oltre il 40%, ma nel Centro-Nord le percentuali sono tra il 20 e il 30 per cento.

Quasi due quinti delle ore effettivamente lavorate annualmente dai dipendenti agricoli sono irregolari, pari a oltre 300 milioni di ore sul totale di 820 milioni, secondo il rapporto Flai Cgil. Un fenomeno quello del lavoro irregolare nei campi, ha evidenziato in conferenza stampa Jean Renè Bilongo, presidente dell'Osservatorio Placido Rizzoto, "che si mostra in ulteriore crescita rispetto alle 180 mila unità indicate nel rapporto precedente in base a una stima prudenziale". Nel 2020 l'economia sommersa vale 157,4 miliardi di euro (9,5% del Pil) in calo di 26,5 miliardi rispetto all'anno precedente. Inoltre, mettendo a fuoco, nello specifico, il profilo degli occupati agricoli non regolari, si nota che il peso dei lavoratori migranti quasi raddoppia (in particolare quello dei cittadini comunitari); in oltre il 70% dei casi si tratta di lavoratori dipendenti e, tra questi, si osserva un maggior peso degli occupati che lavorano in regime di part-time. Ne consegue che, in corrispondenza dei lavoratori con tali caratteristiche, i tassi di irregolarità assumono valori decisamente più elevati rispetto al tasso riscontrato per l'intero settore agricolo. Nel comparto agricolo, si riscontra la tendenza a generare "lavoro povero" ove prevalgono individui, che pur avendo lavorato, mostrano redditi personali e familiari decisamente al di sotto dei valori medi. In particolare, in Italia circa 8,6 milioni di individui hanno un reddito disponibile familiare equivalente annuo inferiore alla metà del reddito mediano misurato su tutti i residenti (cioè inferiore a 8.300 euro). Escludendo i lavoratori stranieri non residenti, poco meno di un terzo dell'occupazione agricola (pari a oltre 300 mila unità) ricade in questa area a bassissimo reddito, con un'incidenza che è il triplo di quella media, senza contare un ulteriore 3,7% di occupati agricoli che vive in famiglie prive di segnali di redditi emersi.

 

Caporalato: cambia e diventa 2.0, da sub appalto a false Srl - L'appalto e il sub appalto illecito, sapientemente orchestrati da "colletti bianchi" senza scrupoli, con girandole di pseudo imprese, spesso false cooperative, ma anche Srl farlocche quasi sempre intestate a compiacenti prestanomi, rappresentano l'evoluzione dell'intermediazione illecita di manodopera, che può essere definita "nuovo caporalato" o "caporalato industriale". Ad evidenziarlo è Matteo Bellegoni, dell'Osservatorio Placido Rizzotto, nella conferenza stampa di anticipazione del VI Rapporto agromafie e caporalato di FlaiCgil, con approfondimenti territoriali in Friuli-Venezia Giulia, nel Veneto e con il caso Italpizza con un focus sul distretto della lavorazione delle carni modenese. Un'evoluzione diventata un modello d'organizzazione del lavoro per imprese senza scrupoli che, pur di essere più competitive e di aumentare le proprie marginalità, calpestano contratti di lavoro, ldignità delle persone e leggi dello Stato. Un "modello" che non interessa solo le imprese dell'agroalimentare, ma che parte dai campi e arriva fino agli ospedali, passando dai macelli. Il sistema degli appalti e dei sub appalti, infatti, consente a committenti spregiudicati di avvalersi di manodopera a costi bassissimi, in alcuni casi oltre il 40%, con improprie applicazioni contrattuali (logistica e multiservizi per lavorazioni del processo produttivo dell'industria alimentare), con orari e ritmi di lavoro pesantissimi, ma che genera anche imponenti evasioni da parte delle pseudo imprese appaltatrici che non saldano i propri debiti con lo Stato (Iva, Irap, contributi Inps) o con le banche (per gli anticipi fatture che non vengono negati quando c'è una facoltosa e sicura committenza).

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