Obiettivo 'Fame zero' più lontano, 20 milioni in più in 2020

Fondazione Cesvi, guerre, Covid e clima affamano il mondo. Martina (Fao), conflitti prima vera ragione

Redazione ANSA ROMA

Battuta d'arresto nella lotta alla fame e sempre più lontano l'obiettivo "Fame Zero" entro il 2030.

Nel 2020 sono 155 milioni le persone in stato di insicurezza alimentare acuta, 20 milioni in più rispetto al 2019. Africa subsahariana e Asia meridionale sono le regioni con i livelli di fame più alti del mondo. L'effetto combinato di conflitti armati, pandemia Covid e cambiamento climatico rischia, infatti, di polverizzare tutti i seppur lenti progressi compiuti negli ultimi anni, con previsioni sul futuro a tinte fosche. E' il quadro tracciato dalla Fondazione Cesvi nella 16esima edizione italiana dell'Indice Globale della Fame. L'analisi ha preso in considerazione 116 Paesi sulla base di quattro indicatori: denutrizione, deperimento infantile, arresto della crescita infantile e mortalità dei bambini sotto i 5 anni. Si stima che 47 non riusciranno a ridurre la fame a un livello basso entro il 2030, che a sua volta è aumentata in 10 Paesi rispetto al 2012.

Se tra il 2006 e il 2012 il punteggio mondiale della fame è sceso di 4,7 punti, negli ultimi nove anni è diminuito di soli 2,5 punti. Tra i Paesi fanalino di coda, la Somalia, registra un livello di fame "estremamente allarmante", seguìto da nove con un livello "allarmante". Per altri 37 Stati la fame risulta "grave" ed è il caso di Afghanistan, Haiti, India, Pakistan, Sudan, Etiopia, Nigeria e Venezuela. I conflitti armati restano la principale causa dell'insicurezza alimentare che nel 2020 erano 169. Non a caso otto dei dieci Paesi con livelli di fame "allarmanti" o "estremamente allarmanti" coincidono con teatri di guerra. Secondo il rapporto i conflitti violenti che hanno un impatto devastante sui sistemi alimentari poiché ne pregiudicano ogni aspetto, dalla produzione al consumo.

Martina (Fao), conflitti prima vera ragione della fame
"I conflitti sono la prima vera ragione della fame e della malnutrizione nel mondo, un aspetto spesso passato sotto traccia che Cesvi ha ben messo in evidenza". Lo ha detto il vice direttore generale della Fao, Maurizio Martina, intervenuto alla presentazione della 16esima edizione italiana dell'Indice Globale della Fame della Fondazione Cesvi. "La Fao ha calcolato che per riuscire a raggiungere l'obiettivo 'Fame Zero nel 2030, obiettivo più lontano di ieri, sono necessari tra i 40 e i 50 miliardi di dollari l'anno di investimenti mirati su progetti che vanno punto a punto a lavorare in quelle aree problematiche indicate dal rapporto. Serve quindi una mobilitazione straordinaria di risorse economiche prima di tutto, con gli appelli non si risolve il problema, bisogna essere conseguenti nelle politiche innanzitutto da parte dei governi".

Secondo il vice direttore, "otto anni da qui al 2030 sono pochi per sconfiggere la fame e non è detto che si riesca, ma dobbiamo provarci e l'impegno della Fao è proprio quello di mettersi al centro per poter accompagnare in modo operativo i progetti di sviluppo rurale nodali nella lotta alla fame e nel ripristino delle condizioni minime essenziali in tutte le latitudini. Ad esempio continuiamo ad essere in Afghanistan dove è in corso una gravissima siccità che ha aggravato la situazione; stiamo cercando attraverso una raccolta straordinaria di finanziamenti di mobilitare risorse per accompagnate il periodo delle semine che è fondamentale per il Paese". "Gli interventi che aumentano la resilienza e l'inclusività dei mezzi di sussistenza basati sull'agricoltura e supportano la sicurezza alimentare - ha concluso Martina - hanno un ruolo importante nella promozione della pace, poiché affrontano non solo i sintomi ma anche le cause profonde del conflitto".

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