Bmw: sì a sostenibilità, ma l'Europa faccia di più

Pieter Nota, membro board: 'Manca infrastruttura, cambiare passo'

Francesco Fabbri ROMA

Dall'impegno di lungo corso di Bmw per la sostenibilità al nuovo ruolo dei dealer, dalla crisi dei semiconduttori alla pandemia, senza far mancare un appunto nei confronti dell'Unione Europea che "mette paletti ai costruttori, ma deve facilitare la costruzione delle necessarie infrastrutture". E' un discorso di ampio respiro quello che l'ANSA, in esclusiva, ha potuto affrontare assieme a Pieter Nota, membro del consiglio di amministrazione di Bmw Group con responsabilità nel settore vendite, clienti e brand in una sala riservata dello showroom della doppia elica nel cuore di Roma.
    Impossibile non partire dai risultati finanziari di Bmw, comunicati proprio nelle scorse ore: ricavi per 27,47 miliardi di euro nel terzo trimestre, nonostante la crisi pandemica, prima, e quella dei semiconduttori, dopo. Oltre le aspettative.
    "Anche noi abbiamo perso qualcosa nella produzione per la crisi dei chip - ammette Nota - ma meno dei competitor diretti, gestendo meglio la contingenza e rimanendo leader nel settore premium. I buoni risultati - ci spiega Nota - derivano da una serie di operazioni finanziarie, ma soprattutto dalla forte domanda dei nostri prodotti e da un'offerta ampia e variegata, che nei modelli elettrificati ci sta dando grandi soddisfazioni". Naturale, dunque, affrontare il discorso delle nuove motorizzazioni, soprattutto dopo che G20 e COP26 appena conclusi hanno messo la sostenibilità al centro dei lavori.
    "L'impegno di Bmw nell'evoluzione della mobilità a basso impatto fa parte della nostra strategia - ricorda - e da molti anni investiamo in ricerca e sviluppo. Facciamo nostro e cerchiamo di anticipare l'obiettivo globale di diminuzione di 1,5 gradi entro il 2050 con una serie di azioni concrete nella produzione. La nostra gamma, d'altra parte, è totalmente declinata alle motorizzazioni di nuova generazione, che non sono soltanto quelle elettriche. Noi - prosegue - stiamo investendo anche nell'idrogeno. Abbiamo annunciato la vendita dal prossimo anno del suv X5 Hydrogen Next, e crediamo che l'idrogeno possa essere il futuro per l'alimentazione dei auto e veicoli di grandi dimensioni. Non subito, magari dal 2026 in poi. Ma - sottolinea - il problema non è soltanto la ricerca. Sono le infrastrutture il vero collo di bottiglia. L'Europa - sottolinea Nota - chiede ai produttori un abbattimento delle emissioni, ma deve anche rendere possibile la costruzione delle necessarie infrastrutture di ricarica". E ricorda che entro il 2023 ci sarà un veicolo Bmw Group totalmente elettrico in ogni segmento della gamma.
    La declinazione elettrica di Bmw prosegue a pieno ritmo, non soltanto per quanto riguarda il marchio principale, ma anche per Mini e Rolls-Royce. "Mini, fin dalla nascita, è un punto di riferimento, un'icona del settore automobilistico. Da 20 anni - prosegue - fa parte della 'famiglia' Bmw, e la sua gloriosa storia si è ulteriormente arricchita. Adesso, proprio per la sua peculiarità, diventerà dal 2030 il primo marchio completamente elettrico del Gruppo. Nel 2025 arriveranno in nuovi modelli".
    Diversa, ma non troppo, la sorte di Rolls-Royce: anche il brand di superlusso britannico, nel Gruppo di Monaco di Baviera dal 2003, si prepara allo switch-off. Nelle scorse settimane è stato annunciato per il 2023 il lancio di Spectre, la prima vettura totalmente alimentata dalla spina sotto l'insegna dello 'Spirit of Ecstasy'. E, con ogni evidenza, fa varcare al più blasonato dei marchi globali una soglia dalla quale non è previsto il ritorno. "E' - sottolinea Nota - soltanto l'inizio per Rolls-Royce, che dal 2030 sarà solo elettrica: un prodotto che mantiene lo standard luxury, unito a un confort di guida nuovo e ineguagliabile".
    "Tutto questo - ci dice ancora Nota - rientra in un'ottica unitaria di Bmw Group: quello di anticipare il futuro, essere al passo con l'evoluzione del settore. E la concept iVision circular presentata lo scorso settembre si chiama così perché concretizza la nostra visione di una sostenibilità che guarda lontano".
    Infine, un passaggio sullo showroom che ci ospita: un esperimento globale. Non un classico autosalone, ma un luogo totalmente digitale, votato all'elettrico, dove specialisti - si chiamano proprio così - accolgono l'acquirente e non solo lo aiutano nel 'disegnare su misura' la propria vettura a seconda dell'uso, delle necessità, delle possibilità, ma la fanno anche 'vedere' in un ambiente tappezzato di megascreen, nel modo più reale possibile e a grandezza quasi naturale. Ovviamente è anche disponibile il classico test drive. Poi, solo successivamente, si approda all'acquisto. "E' il futuro delle vendite - conclude Nota - che coniuga l'hi-tech con lo 'human touch'. E Bmw, come vede, non trascura nulla". 

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