Segreti della 'Maiella. Montagna madre', parole e immagini

Un libro sullo straordinario 'giardino pensile del Mediterraneo'

Redazione ANSA SULMONA
(ANSA) - SULMONA, 03 GIU - "Una vasta area montuosa dell'Appennino Centrale, di circa 740 chilometri quadrati. Una montagna compatta, articolata in cime e valloni; dolce e sinuosa verso occidente; scoscesa e aspra verso oriente. Boschi ricchi d'acqua caratterizzano l'ampia depressione tettonica di Caramanico, che separa ad est il dolce profilo arrotondato della Maiella dall'impervia ripida pendenza del Morrone, ad ovest".

Così il presidente del Parco Nazionale della Maiella Lucio Zazzara descrive la "Maiella. Montagna madre" nel libro di Carsa edizioni così intitolato, quarto della collana 'Heritage/Patrimoni', con testi di 26 autori e scatti di oltre 40 fotografi. Presentato a Sulmona (L'Aquila), nell'Abbazia di Santo Spirito al Morrone che ospita la sede del Parco, il volume svela la straordinaria capacità di adattamento dell'uomo alla natura e, come ha fatto notare il giornalista Carlo Cambi, uno degli autori, aiuta a scoprire "l'inconsuetudine del consueto".

Illuminante il contributo del naturalista e botanico Aurelio Manzi sul paesaggio agrario. "La mole compatta e bastionata della Maiella, specialmente sul versante orientale che si affaccia sull'Adriatico - scrive - evoca con forza un mondo selvaggio, una natura ricca e prorompente. Forse potremmo considerarla, per la sua posizione a ridosso del mare e per la straordinaria ricchezza della flora, il 'Giardino pensile del Mediterraneo'". Una ricchezza ben tutelata come spiega il capitolo 'Parco Nazionale della Maiella, tra uomo e natura' scritto da Luciano Di Martino con Simone Angelucci, Antonio Antonucci, Marco Carafa, Marco Di Santo, John Forcone, Elena Liberatoscioli, Giuseppe Maurizio Monaco. Ci sono due giardini botanici - il 'Michele Tenore' a Lama dei Peligni e il 'Daniela Brescia' a S.Eufemia a Maiella - una banca dei semi, un vivaio per la riproduzione delle specie vegetali autoctone e un erbario. Fra gli interventi, densi di spunti di approfondimento, quello di Alessandro D'Ascanio, sindaco di Roccamorice, racconta che "le giaciture d'asfalto e bitume sul versante settentrionale della Maiella sono note e usate sin dalla Protostoria, ma il loro sfruttamento industriale si avvia soltanto nel secondo Ottocento postunitario". Una vicenda con "caratteri assolutamente moderni, di rottura rispetto agli equilibri di una montagna dai persistenti tratti pastorali". (ANSA).

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