Sergio Marchionne, il manager che guarda agli Usa

Ha rafforzato Fca come gruppo mondiale, ora attese altre novità

Da quattordici anni Sergio Marchionne guida Fca. Il suo mandato finirà nell'aprile 2019, quando gli azionisti approveranno ad Amsterdam il bilancio del 2018, anche se il manager italo-canadese resterà nel consiglio di amministrazione di Exor, in cima alla catena di controllo del gruppo e manterrà fino al 2021 la guida di Ferrari. Il 2018 sarà per Marchionne un anno cruciale perché dovrà portare a termine il piano industriale presentato a Detroit a maggio 2014, che prevede l'azzeramento del debito. E c'è chi scommette che, prima dell'addio, possa arrivare l'atteso annuncio di una grande alleanza e l'operazione di scorporo delle attività Magneti Marelli e Comau.

Nato a Chieti nel 1952, doppia nazionalità italiana e canadese, due figli, Marchionne diventa amministratore delegato della Fiat nel 2004, alla morte di Umberto Agnelli, al posto di Giuseppe Morchio. L'azienda, allora, è vicina al fallimento, rimasta a galla anche grazie al prestito convertendo concesso da una cordata di banche: il bilancio 2003 presenta un rosso di 2 miliardi e una perdita operativa di 500 milioni. Il manager in pullover blu, arrivato dalla società svizzera Sgs ma un perfetto sconosciuto per la maggior parte degli italiani, trasforma la Fiat in un gruppo globale. Primi passi sono lo scioglimento della joint venture con Gm e la conversione del prestito bancario, mentre non va in porto il tentativo di rilevare la tedesca Opel. Il grande salto con l'acquisto di Chrysler nel 2009, grazie anche all'ottimo rapporto con Barack Obama, che permette al gruppo di piazzarsi al settimo posto tra i costruttori mondiali di auto. Marchionne porta poi a termine gli spin off di Cnh Industrial e Ferrari, operazioni che spingono la capitalizzazione di Fca vicino ai 56 miliardi. Più recente il piano di rilancio dell'Alfa Romeo, di cui fa parte anche la scelta di portare il Biscione in Formula Uno e la nascita del polo del lusso con Maserati.

Tre lauree e un master in business administration, Marchionne è anche l'uomo della "rottura" nel campo delle relazioni industriali, con la disdetta nell'aprile del 2010 del contratto nazionale e la richiesta ai sindacati di una serie di concessioni per investire a Pomigliano nella produzione della nuova Panda. E' l'inizio del lungo duello con la Fiom, tra fabbriche e tribunali, mentre a fine 2011 arriva la decisione di Fiat di uscire da Confindustria. Ora per il manager Italo-canadese comincia il gran finale: il 2018 sarà un anno cruciale per lasciare il gruppo Fca nelle migliori condizioni per affrontare le sfide future, con un piano industriale ambizioso e magari un grande matrimonio da annunciare prima dell’addio.

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