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Tutto esaurito per Sotto il Vulcano

Da Bajani a Zoja per Sinibaldi nel volume a cura di Durasanti

L'uomo è tale solo per il 43% del suo essere, solo per il 43% è composto da cellule umane, per il resto ''a prescindere da quanto ti lavi, il tuo corpo continua ad essere coperto da popolazioni di 'vicini di casa': batteri, funghi, virus e archèi''. Ce lo ricorda Olga Tokarczuk nel bellissimo intervento intitolato ''Il mio nome è milione'', con cui apre il quarto appuntamento con quel laboratorio di idee straordinario che si sta rivelando ''Sotto il Vulcano''. La rivista diretta da Marino Sinibaldi, si affida ogni volta ad un curatore e ad un tema diverso per penetrare e fare chiarezza sul nostro tempo.
    Questa volta si parla di ''Tutto esaurito'' con la cura di Claudia Durasanti, mentre i numeri precedenti erano ''Cronache dal modo nuovo'' a cura di Helena Janeczeck; ''Metamorfosi'', a cura di Melania G. Mazzucco; ''Fuori luogo'', a cura di Andrea Bajani. Sono parti di un progetto complessivo, una sorta di spartito, di mappa, di caleidoscopio di voci - saggistica, poesia, musica, fumetto, scienza e molto altro - tutto insieme ogni volta in un totale previsto di dieci puntate di ''idee, narrazioni, immaginari'', pubblicate da Feltrinelli, tra l'altro con delle splendide copertine, in questo caso di Elisa Menini.
    Impossibile fare l'elenco degli interventi, che sono tantissimi, tutti molto interessanti nelle loro molteplici forme.
    Comunque, tornando a Tokarczuk, la questione che sul bordo di quello che Sinibaldi chiama ''il rischio di una catastrofe mentale generata dall'impreparazione per le inattese emergenze ambientali, geopolitiche, sanitarie e sociali'' che segnano il nostro tempo, è che il nostro corpo in realtà non è mai stato nostro ma è anche quello una moltitudine con cui ci dobbiamo confrontare. E nell'intervista dello stesso Sinibaldi, lo psicanalista Luigi Zoia, interpellato sul rifondare l'idea di prossimo, spiega che anche questa è relativa. ''Voglio dire che ci sono narrative diverse, che gran parte del mondo proietta su di noi, noi che ci interessiamo al prossimo, noi che ci sentiamo solidali con il prossimo e quindi anche con l'ambiente, per tradizione giudeo-cristiana o socialista: non lo so quanto tutto questo per il resto del mondo sia visto così o o invece come un conflitto tra gruppi di interesse''. Fatto sta che leggendo questo ultimo appuntamento con Sotto il Vulcano, la sensazione è quella che la soluzione non possa più essere nella sintesi ma nella moltiplicazione. ''Ed è vero - scrive la curatrice Claudia Durasanti - che oggi la guerra è ovunque, ma il conflitto nelle sue accezioni più vive e fertili manca''. E forse il conflitto può essere solo il metro di una scelta, di un taglio giudicante che di fatto, manca. In un momento in cui per altro tra le generazioni si consuma una distanza siderale e incolmabile.
    Insomma ''A Roma nun se scopa più dal 2005'', come riassume mirabilmente la crisi demografica, la confusione sessuale, il conflitto tra i generi, e molto altro, una trasteverina doc ne ''Il triangolo del fuoco'' di Elisa Casseri. (ANSA).
   

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