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Galgut, quattro funerali e una promessa

Booker Prize 2021, storia di una famiglia e Sudafrica di oggi

DAMON GALGUT, ''LA PROMESSA'' (EDIZIONI E/O, pp. 282 - 18,00 euro - Traduzione di Tiziana Lo Porto)

''Amor ha tredici anni, la storia non l'ha ancora calpestata. Non ha capito in che paese vive. Ha visto neri scappare dalla polizia e ha sentito adulti parlare a bassa voce e con urgenza di disordini nelle township... C'è lo stato di emergenza e le persone vengono arrestate e detenute senza processo''. Amor, colpita da un fulmine da piccolissima e ritenuta quindi un po' strana, è un po' la protagonista di questo lungo, coinvolgente romanzo, un piccolo capolavoro vincitore del Booker Prize 2021, che attraverso la storia della sua vita e della sua famiglia spiega appunto in che paese viva Amor, il Sudafrica di oggi, e quanto questo, instabilità, pregiudizi, violenza psicologica e reale, influisca sull'esistenza e l'equilibrio di ognuno. Lo fa con una scrittura personalissima, un continuum narrativo oggettivo e avvincente in cui tutto sembra amalgamarsi in un flusso senza confini tra avvenimenti e riflessioni, mettendo il lettore in una sorta di presa diretta anche con quelle interruzioni di dialoghi e pensieri, come illuminazioni che non hanno quindi bisogno di esser del tutto didascalici, cui si aggiunge un variare dei punti di vista tra le voci dei personaggi e quella del narratore, che divide il romanzo in quattro parti intitolate a quattro personaggi della famiglia Swart, Ma, Pa, Astrid e Anton, i genitori e sorella e fratello di Amor, ognuno legato a un suo tragico destino di morte e alla promessa cui fa riferimento il titolo del libro. Una promessa che tutti ritengono di non prendere sul serio, dubitando persino sia stato possibile farla, anche se fu fatta alla madre in punto di morte dal padre di Amor che, presente, la sentì con le proprie orecchie e, allora bambina, prese a raccontarlo in giro, restando negli anni delusa e segnata dalla sua non realizzazione. E' in questo la spinta che fa di lei l'unica sopravvissuta della sua famiglia, quella che scappa e ritorna e riscappa facendosi una propria vita lontana e dedicata agli altri come infermiera. La promessa era quella di regalare la casupola mal ridotta e il pezzetto di terreno su cui viveva alla persona che aveva amorevolmente assistita. Ma sino all'ultimo, la storica servitrice nera Salomè, che però ''è qui da sempre, spazza e pulisce, ma è invisibile e, ovviamente, non conta'' e gli zii, arrivati per il funerale, sostengono anche che una persona di colore non può essere intestataria di niente.
    Siamo nel 1986 tra gente e in un paese appunto in cui Nelson Mandela uscirà di prigione solo alcuni anni dopo, ci saranno i governi di Botha e Zuma, l'apartheid cesserà ufficialmente nel 1993 e comincerà un processo di riconciliazione pubblica, che non arriva però a modificare davvero le teste della gente e, se non si capisce questo, non si sa in che paese si vive. Al centro anche la vecchia, grande fattoria di famiglia fuori Pretoria, in cui Ma Rachel muore di cancro ritrovando alla fine le sue origini ebraiche e la sua antica fede, Pa Herman detto Manie, alcolizzato e donnaiolo, si pente e diviene adepto della Chiesa riformata olandese con un pastore grettamente integralista e apre un rettilario che diverrà fonte di un bel reddito per tutti, anche dopo la sua morte, morso proprio da un serpente. A viverci rimane solo l'inetto e narcisista Anton, che all'inizio è diciottenne, con alle spalle il sospetto di un fatto grave e che decide di disertare dall'esercito, e alla fine, sposato con Desirée, un ubriacone fallito, mentre Astrid, egocentrica e bulimica, se ne è andata sposando un uomo ricco che tradisce col suo socio, uomo di colore, continuamente redarguita dal suo confessore. La promessa corre in tutte le quasi trecento pagine del romanzo sempre mai mantenuta e sempre messa in dubbio, tranne da Amor, che solo da questo fatto è oramai legata a quel che resta della famiglia con cui ha chiuso tutti i contatti. Quando alla fine si ritroverà sola, sarà lei a cercare di dare un senso, un compimento e un risarcimento per i sensi di colpa degli Swart alla oramai vecchia Salomè, che tace e la abbraccia davanti alla sua casetta sempre più malandata, mentre il figlio di lei ha parole di fuoco: ''Non capisci, questa casa, ma anche la casa in cui vivi e il terreno, sono nostri!... Tutto quello che hai, signora bianca, è già mio. Non devo chiedere''. Si compie così un ciclo vitale esemplare di grande trasformazione, che riguarda il paese e qui la famiglia Swart, con Amor che ha avuto ragazzina le prime mestruazioni durante il funerale della madre, ora annota che ''l'emorragia è finita. L'ultimo ciclo è stato tre mesi fa''.
   

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