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Violenzissima, inchiesta Bonuccelli su violenza di genere

Storie di vittime che Stato non è riuscito a proteggere

Storie di violenza e di vittime indifese, che lo Stato non è riuscito a proteggere malgrado le leggi approvate per difenderle. Se ne parla nel libro inchiesta sulla violenza di genere 'Violenzissima. Le scuse e i pregiudizi che assolvono i violenti' (Il Pozzo di Micene), della giornalista e scrittrice Ilaria Bonuccelli. Oltre agli atti, ai documenti, alle sentenze, la violenza viene narrata dalla voce delle donne che l'hanno subita. E anche dai maltrattanti, e da chi ha negato loro ascolto prima e giustizia poi: una sorta di cecità delle istituzioni, un pregiudizio che appanna le sentenze. "Ho sentito l'urgenza di scrivere questo secondo libro sulla violenza di genere - afferma Bonuccelli nell'introduzione del testo - dal momento in cui stavo scrivendo il primo. Non avevo ancora finito 'Per ammazzarti meglio' e già mi sembrava che servissero nuove parole, più pagine, più tempo parlare di quello che stava accadendo". "Non dico dei fatti in sé - aggiunge -, parlo di quei comportamenti (diretti e indiretti), di quegli atteggiamenti, di quei provvedimenti, sentenze, ammiccamenti che condannano e colpevolizzano le vittime: le fanno pentire di aver avuto fiducia nella giustizia". Tra le storie trattate, quella di un bambino assassinato dal padre separato dalla mamma: un colpo di pistola e 37 coltellate sferrate durante un 'incontro protetto' nei locali dell'Asl. O ancora, quella di una donna assassinata perché la sua voce è stata ignorata. Aveva presentato 11 denunce in 6 mesi contro l'ex compagno. In copertina, una versione rivisitata della Monna Lisa, dell'artista Giulia Maglionico.
    (ANSA).
   

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