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Giorno memoria: Maksymowicz, "mai più quegli orrori"

Esce La bambina che non sapeva odiare, 26 gennaio incontra Papa

(ANSA) - ROMA, 25 GEN - Deportata ad Auschwitz-Birkenau quando aveva tre anni, insieme alla sua giovane madre, piccola cavia degli esperimenti del dottor Josef Mengele, Lidia Maksymowicz, che ora ha 81 anni e vive a Cracovia, mantiene un dialogo ininterrotto con i giovani e a loro rivolge un appello: "Il futuro è nelle vostre mani. Non dovete permettere che si ripetano quelle pagine della storia, quegli orrori. Dovete conoscere il passato per non fare mai più quegli errori". In Italia per l'uscita del libro 'La bambina che non sapeva odiare' (Solferino), scritto con il vaticanista Paolo Rodari, con la prefazione di Papa Francesco che nel 2021 ha baciato il numero che Lidia porta tatuato sul braccio e che ricontrerà nell'udienza papale del 26 gennaio 2022, la Maksymowicz racconta all'ANSA che i ragazzi e le ragazze che incontra al Museo Galicja a Cracovia e al Museo di Auschwitz-Birkenau vivono con emozione la storia della sua vita. "Li vedo uscire commossi, scossi. Spesso mi chiedono se odio e desidero la vendetta e sempre rispondo che se fosse così soffrirei molto di più. L'odio fa nascere solo il male. Tutto quello che è successo è avvenuto perché sono stati calpestati il bene e l'amore".
    Emozionata di incontrare di nuovo il Papa la Maksymowic sottolinea quanto per lei il Santo Padre sia "una persona speciale. Il suo comportamento è sempre inaspettato". Quando nel maggio del 2021 ha fatto vedere a Papa Francesco il braccio con tatuato il numero 70072 impresso nel lager, non si aspettava che il Pontefice l'avrebbe baciato: "ho interpretato quel gesto come un omaggio a tutti i bambini, non soltanto a me, che in diverse circostanze hanno perso la vita durante la seconda Guerra Mondiale. Il 26 gennaio lo incontrerò durante l'udienza del mercoledì. Fino alla morte non mi scorderò di questa straordinaria opportunità che ho avuto. Non mi aspettavo la prefazione del Papa al mio libro, nell'edizione polacca c'è una frase in copertina di Papa Francesco con la sua firma" racconta. Da quell'incontro è nata con Paolo Rodari, l'idea di questo libro. "Insieme abbiamo deciso di raccontare la mia esperienza perché finora sono stati scritti libri di superstiti adulti mentre la storia dei bambini è stata sempre tralasciata. Non bisogna dimenticare che soltanto ad Auschwitz-Birkenau sono morti oltre 200 mila bambini" dice la Maksymovicz. (ANSA).
   

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