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Sveva Alviti, Tra le onde, migranti fra amore e dignità

In sala dal 1/12. L'attrice, scrivo film per debutto alla regia

Affrontare il tema dei migranti, unendo verità e una chiave onirica: è la strada scelta da Marco Amenta in Tra le onde, il dramma sociale con protagonisti Vincenzo Amato e Sveva Alviti, che per il film, in arrivo in sala dal primo dicembre con Eurofilm, ha appena vinto il premio come migliore interprete al Riff - Roma Independent Film Festival. In un tono che unisce road movie e moderna favola nera, incontriamo Salvo (Amato), un ex pescatore siciliano che non riesce a liberarsi dall'immagine del cadavere di un migrante affiorato davanti a Lampedusa. Salvo decide così di portare quel corpo alla destinazione che l'uomo aveva cercato disperatamente di raggiungere, all'ultima tappa del suo viaggio, Una 'missione' nella quale l'uomo si trova a coinvolgere anche una donna importante del suo passato, Lea (Alviti), che nasconde un mistero.
"Lea è un personaggio onirico, verace, semplice, è una donna molto pura - spiega all'ANSA Sveva Alviti, che come Vincenzo Amato ha un percorso attoriale internazionale -. Lotta per il suo amore fino alla fine, è molto dolce e intensa, e non ha troppo bisogno di parlare". L'attrice, già interprete di Dalida, ha trovato "meravigliosa la sceneggiatura di Marco Amenta. Tra le onde è un film molto difficile, ma speciale, che attraverso le emozioni di una storia d'amore, racconta l'importanza del rispetto della dignità, per tutti quelli che cercando un futuro migliore muoiono in mare. Non sono solo numeri. La bellezza del personaggio di Salvo è che nel suo percorso rispetta la dignità di quel migrante che non ha mai conosciuto". Questo film "esce nel momento giusto, siamo in una fase storica terribile, tra guerra, pandemia e crisi politiche. Non dobbiamo però cedere alla tentazione di girarci dall'altra parte davanti ai drammi umani". Anche come attrice, "cerco di impegnarmi in questo senso: accettando soprattutto progetti nei quali ci sia un elemento sociale forte. Come la serie H24, uscita su Arte l'anno scorso", una collezione di ventiquattro cortometraggi, realizzati da un collettivo di artiste europee ("io sono protagonista di uno degli episodi, tra le altre interpreti ci sono anche Valeria Bruni Tedeschi e Diane Kruger") e ispirati a fatti realmente accaduti, sulle molteplici forme di abusi di cui possono essere vittime le donne nel corso di una giornata. Inoltre a maggio "uscirà su Netflix Aka, un polar diretto da Morgan Dalibert in cui interpreto una donna ucraina a cui viene rapito il figlio". Poi "sto scrivendo il mio primo film da regista, nel quale racconto un'esperienza traumatica che ho vissuto in prima persona". Nonostante viva principalmente in Francia, per la romana Sveva Alviti "l'Italia resta la mia casa, quella comfort zone che a volte vuoi lasciare perché c'è un mondo fuori da conoscere, Mi piacerebbe però lavorare di più anche con registi italiani, trovo ci siano anche una serie di autori emergenti di grandissimo talento, come Roberto De Paolis".

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