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Venezia 79: al Lido il coraggio di Panahi e la rivoluzione di Chiara

 Flash mob per iraniano in carcere. Nicchiarelli, santa ribelle

Venezia 79, alla vigilia del Leone d'oro che la giuria presieduta da Julianne Moore assegnerà domani sera durante la cerimonia di chiusura della Mostra del cinema che festeggia 90 anni, si inchina al coraggio di Jafar Panahi, il regista iraniano più volte condannato e ora di nuovo in carcere con una pesantissima condanna, 10 anni. La sua sedia era evidentemente vuota alla premiere di GLI ORSI NON ESISTONO (dal 6 ottobre distribuito da Academy Two) e un flash mob cui hanno partecipato tra gli altri la Moore e il direttore Alberto Barbera, è stato un modo per far arrivare fino a Teheran la solidarietà. Ad un'altra coraggiosa, Santa Chiara, è dedicato il secondo film che ha caratterizzato l'ultima giornata del concorso, CHIARA (prossimamente in sala con 01).

 

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Un cast tutto italiano guidato dalla regista Susanna Nicchiarelli, per raccontare, quasi svelare, la testimonianza della fondatrice delle Clarisse, in una ricostruzione immersa nel Medioevo, tra i costumi da Oscar di Massimo Cantini Parrini e la musica sacra rilanciata con la gioia di un musical alla Jesus Christ Superstar

. Oliver Stone ha portato in prima mondiale, fuori concorso, il documentario NUCLEAR, frutto di due anni di lavoro di inchiesta e interviste per rilanciare l'energia nucleare come unica uscita dalla crisi energetica e soprattutto arma di lotta al cambiamento climatico.

Chiara "una di noi", Chiara "ribelle", "femminista", Chiara che non sta un passo indietro ad un uomo, che crede nella sorellanza, sfida i canoni con il suo esempio: povertà al posto di bei panni nobili, solidarietà e uguaglianza al posto di comfort zone. Descritta così, rivelata in un certo senso rispetto al giudizio comune, potrebbe essere una rivoluzionaria contemporanea. Susanna Nicchiarelli ha raccontato Nico, musa di Andy Warhol e cantante dei Velvet Underground, poi Eleanor Marx, la figlia erede ideologica del filosofo del Capitale riletta in chiave punk rock, ora con CHIARA filma una terza figura femminile, potente, da riscoprire, togliere dai santini della patrona d'Italia e del cinema e farla vivere oggi, comprensibile a chi, come ad esempio ai giovani protagonisti Margherita Mazzucco e Andrea Carpenzano, non dice proprio nulla, al massimo di catechismo e parrocchia. E' una Santa Chiara da svelare e da affrancare a quella di Francesco, "la Chiesa l'ha sempre raccontata a lato, seguace di lui, ma i documenti ci dicono ben altro ed è giusto renderle giustizia: Chiara era una ribelle, una femminista, era carismatica, tutto quello che ha fatto e che è riuscita a fare, compresa una comunità di sole donne, quelle che poi saranno le clarisse con la regola benedettina, era qualcosa di rivoluzionario. Essere testimonianza del Vangelo al pari di un uomo, Francesco. Aveva 18 anni Chiara, figlia del conte Favarone di Assisi, quando ha lasciato tutto e si è messa in cammino, è incredibile la sua storia", racconta Nicchiarelli. Il film, produzione Vivo Film con Rai Cinema e Tarantula è dedicato a Chiara Frugoni, la grande medioevalista scomparsa quest'anno che ha fatto in tempo a vedere il film. Naturalezza e contemporaneità sono state le chiavi per Mazzucco e Carpenzano, l'attrice dell'Amica Geniale e il 27enne di Immaturi la serie, di Lovely Boy e La Terra dell'abbastanza. "Portano avanti una rivoluzione, è quello che mi è piaciuto di questo progetto, io di Francesco sapevo davvero poco, la religione non è qualcosa che mi interessa", confessa Carpenzano. "Lei non voleva diventare santa, voleva spogliarsi degli averi per stare con la gente, resta quasi sorpresa dei miracoli e di quello che le succede intorno, aveva un grande magnetismo, ma allo stesso tempo era anche fragile, questo aspetto così umano per me era la molla per interpretarla", spiega Mazzucco.

GLI ORSI NON ESISTONO (NO BEARS) è forse il film più duro, esplicito e per questo davvero coraggioso, di Panahi (subito Leone d'oro tra i rumors per la stampa), quello in cui, abbandonate allusioni e ironie, racconta di chi vive e di chi resta, chi passa il confine e chi sceglie, come lui, di restare ed essere testimonianza di dissidenza in Iran. Lo stesso Panahi è protagonista nel ruolo di se stesso: da un isolato paesino iraniano di confine dirige, da remoto, via zoom un suo film in Turchia (ed è quello che è davvero avvenuto). E' ospite di una comunità arcaica, piena di superstizioni, sottomessa alle regole dei Guardiani della Rivoluzione: è accolto da una famiglia semplice ma presto si trova coinvolto ina vicenda medioevale, di coppie combinate, di giuramenti sul Corano: una foto da lui scattata sarebbe la prova dell'amore, illegale per loro, tra due innamorati. Nel film che lui dirige a distanza invece c'è un'altra coppia di attori che vuole andare via ed è in cerca di passaporti falsi. Nessun compromesso nel film di Panahi sul regime e si pensa a cosa potrebbe accadere ora dopo averlo visto: il regista, che già per una precedente condanna non poteva uscire dal paese né girare cinema, lo ha realizzato poco prima che le sue parole a favore di un altro artista iraniano divenissero pretesto per una nuova scandalosa detenzione dal luglio scorso.

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