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Moby Prince, cosa accade il 10 aprile 1991

I parenti delle 140 vittime: "Il Parlamento indaghi ancora"

Gabriele Masiero FIRENZE

   Era una limpida sera di primavera quella del 10 aprile 1991, quando nella rada livornese, alle 22.25, il traghetto Moby Prince della Navarma entrò in collisione con l'Agip Abruzzo, petroliera della Snam, a 2,7 miglia dalla costa. Fu l'inferno: morirono in 140 tra passeggeri e equipaggio del Moby. Si salvò solo Alessio Bertrand, mozzo del traghetto che partito alle 22 era diretto a Olbia. Tutti salvi sulla nave Agip. E' stata la più grande tragedia della marineria italiana, finora senza colpevoli e con tanti misteri.

    La prua del Moby penetrò la cisterna numero 7 della petroliera: il greggio si riversò sul traghetto che si trasformò in un'immensa torcia con l'innesco delle fiamme, provocato forse dall'attrito delle lamiere. Varie le ipotesi sul perché accadde: nebbia, eccesso di velocità, un'esplosione, un guasto alle apparecchiature di bordo.

   Di certo i soccorsi arrivarono in ritardo: il traghetto fu individuato solo alle 23.35. Una 'Ustica del mare' per i familiari delle vittime che dopo decenni di inchieste, processi e verità distorte e demolite continuano a chiedere che il Parlamento indaghi ancora per fare una volta per tutte chiarezza. Una prima commissione parlamentare lavorò per fare luce sulla tragedia. Le conclusioni, arrivate nel 2018, hanno portato anche alla riapertura delle indagini della procura di Livorno. 

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