A Siracusa in mostra gli oggetti degli scavi a Megara Hyblaea

L'esposizione al museo Paolo Orsi si apre l'8 ottobre

Redazione ANSA PALERMO

(ANSA) - PALERMO, 30 SET - "Lo regno della morta gente" è il tema su cui si articola una mostra allestita al museo "Paolo Orsi" di Siracusa che si inaugurerà sabato 8 ottobre alle 17.30, curata dall'archeologa Anita Crispino, del Parco archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai e da Reine Marie Bérard, ricercatrice Cnrs Centre Camille Jullian di Aix-en-Provence. L'esposizione, che resterà aperta fino all'8 gennaio 2023, interessa la necropoli meridionale di Megara Hyblaea e si propone come una nuova occasione per illustrare la lunga collaborazione tra la missione archeologica francese a Megara Hyblaea e il Paolo Orsi.


    I reperti provengono dagli scavi della necropoli, custoditi presso il museo e di cui solo una piccola parte era stata fino ad oggi proposta al pubblico. La mostra, divisa in sette sezioni, illustra i risultati di indagini attente a tutti gli aspetti connessi al seppellimento in età greco arcaica: oggetti personali, vasellame, monili, esposti per la prima volta, raccontano ai visitatori un segmento della vita degli abitanti della polis greca di Megara Hyblaea.
    "La mostra esprime il valore del potenziamento della ricerca archeologica che abbiamo portato avanti in questi anni - sottolinea l'assessore dei Beni culturali, Alberto Samonà - e della collaborazione con Università e istituti di tutto il mondo".
    Il sito di Megara Hyblaea, 20 chilometri a Nord di Siracusa, fu occupato dai greci dalla seconda metà dell'VIII secolo a.C.
    Meno di tre secoli dopo, all'inizio del V secolo a.C., la città fu presa da Gelone, tiranno di Siracusa, che vi trasferì i suoi abitanti. Gli sfollati tornarono successivamente occupando l'area della vecchia agorà ma si trattò della fine politica di una città greca cresciuta in parallelo a Siracusa, fino a contrastarla, e destinata ad essere abbandonata. Nel 1949, Luigi Bernabò Brea, Soprintendente alle antichità per la Sicilia orientale, affidò la ricerca all'École française de Rome.
    Georges Vallet e François Villard, e in seguito i loro collaboratori e successori hanno portato avanti le indagini fino ai nostri giorni. (ANSA).
   

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