Dai Bronzi di Riace a Pompei in Italia la tutela è donna

Sono il 70% degli addetti. Il racconto nel podcast del MiC

Silvia Lambertucci ROMA

Restauratrici, archeologhe, storiche dell'arte, antropologhe, architette. Sono mani preziose e piene di competenza quelle di chi, nel nostro Paese, si prende cura dello sterminato patrimonio culturale di cui siamo eredi. E quasi sempre sono mani di donna, addirittura il 70 per cento degli addetti, fa i conti il ministero della cultura, che a queste storie al femminile dedica ora un podcast in otto puntate, ognuna un tuffo nella complessità e insieme nella meraviglia delle sfide che ogni giorno devono essere affrontate per garantire che tanta ricchezza possa essere conservata e tramandata.

Dagli studi e gli interventi delicatissimi fatti negli ultimi 50 anni per i Bronzi di Riace, al restauro pieno di sorprese del busto in bronzo di Cosimo de' Medici di Cellini, orgoglio del Bargello; dai progetti portati avanti dai laboratori di Pompei a quelli della soprintendenza per l'archeologia subacquea o al nuovissimo Museo dell'arte salvata appena aperto a Roma, passando per la Venaria, il Parco del Colosseo, il Museo delle Civiltà.

"In Buone mani"- così si intitola il progetto voluto dalla direzione Musei del Mic e realizzato con Chora- è in qualche modo un viaggio nel dietro le quinte di musei e parchi archeologici, con la voce delle tante donne, super competenti, che se ne occupano oggi o che ne hanno avuto la gestione in momenti particolarmente difficili, come è stato per Elena Lattanzi, l'archeologa che nel 1981 fu mandata nel Museo di Reggio Calabria ad occuparsi dei Bronzi a pochi anni dal loro fortunoso ritrovamento. O per Simonetta Bonomi, che dal 2009 alla guida della soprintendenza calabrese, ha dovuto lottare perché i nuovi interventi di restauro venissero fatti sul posto, evitando a quelle fragilissime statue un traumatico, viaggio. "La bellezza è negli occhi di chi la guarda", dice citando Goethe Mia Ceran, che di questi racconti è la voce guida, "Ma nel nostro caso è anche nelle mani di chi fa, di chi si prende cura".

Scritto da due donne, Michela Guberti e Francesca Borghetti, questo racconto per voci che da settembre vedrà uscire una puntata ogni settimana, prende il via, a mezzo secolo dal loro ritrovamento nel mare di Riace, proprio dai celeberrimi bronzi.  E dei due monumentali guerrieri ,forse "la più importante testimonianza della scultura greca antica in circolazione", ricostruisce avventure e segreti andando alla fonte delle notizie e dei ricordi delle tante protagoniste che si sono passate il testimone della ricerca e dell'impegno. Da Reggio Calabria a Firenze, con un'altra donna, la restauratrice Ludovica Nicolai, che occupandosi del capolavoro di Cellini è riuscita nell'impresa di restituire al Granduca il suo sguardo originale trovando lamine d'argento negli occhi anneriti dal corso del tempo.

E ancora, a Pompei, dove sono le donne in questi anni a mandare avanti la macchina della ricerca, una antropologa, un'archeobotanica una zoologa, che il podcast segue nello scavo recentissimo della casa del Larario, e poi nel laboratorio del Parco, creato anni fa da un'altra archeologa, Annamaria Ciarallo che poi è la madre della scrittrice Valeria Parrella. Da Napoli a Roma, dove al Museo delle Civiltà la restauratrice Alessandra Sperduti ci conduce nei segreti dei Neanderthal del Circeo. Mentre a Taranto l'archeologa subacquea Barbara Davidde racconta il progetto per il recupero di una nave greca del VII secolo a C, individuata nell'autunno scorso, a quasi 800 metri di profondità, al largo di Otranto. Da una città all'altra, da un museo a un sito archeologico, le storie sono naturalmente diverse come differenti sono i contesti e anche le professionalità delle tante protagoniste. "Un patrimonio di competenze da valorizzare sempre di più", spiega Massimo Osanna, il direttore generale dei musei a cui si deve l'idea del podcast. "Visitando musei e parchi della penisola ho potuto apprezzare il lavoro appassionato e competente di tantissime dirigenti, funzionarie, custodi (da ultimo al museo Sanna di Sassari). Mi sono entusiasmato visitando con loro cantieri, laboratori, nuovi allestimenti. Tante professionalità diverse, ma con un obiettivo e una passione comune, grazie alla quale l'arte è davvero in buone mani".

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