Sette anni fa il primo atterraggio su una cometa, con Philae

Il lander della storica missione Rosetta dell'Esa

Redazione ANSA

Il 12 novembre 2014 il mondo restava col fiato sospeso per seguire le sette ore di terrore che hanno segnato il primo atterraggio su una cometa di un veicolo costruito dall’uomo: si trattava di Philae, il lander della missione Rosetta lanciata dall’Agenzia spaziale europea (Esa) per studiare un ‘fossile’ del Sistema solare, la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. A bordo del lander anche il trapano Sd2 progettato e realizzato in Italia (dalla Leonardo, con il contributo del Politecnico di Milano) per perforare e analizzare la superficie del sasso spaziale, che proprio stanotte, a sette anni dallo storico accometaggio, ha ricambiato la visita salutando la Terra da una distanza ravvicinata di 61 milioni di chilometri.

Frutto della collaborazione fra le agenzie spaziali di Germania (Dlr), Francia (Cnes) e Italia (Asi), il lander Philae è partito il 2 marzo del 2004 dalla base di Kourou, nella Guyana francese, a bordo di un razzo Ariane 5, e ha affrontato un viaggio nello spazio lungo più di 10 anni ‘abbracciato’ alla sonda Rosetta. I due, giunti in prossimità della cometa 67P, si sono poi separati: Rosetta ha studiato la cometa girandole attorno, mentre il lander si è lanciato in una discesa da brividi sulla sua superficie. A causa di un problema ai dispositivi di ancoraggio, Philae è rimbalzato tre volte, finendo in bilico in un crepaccio senza la luce necessaria ad alimentare i suoi pannelli solari. Dopo due giorni di attività, una volta esaurita l’energia delle batterie, il lander si è addormentato cadendo in ibernazione. Dopo più di sei mesi si è risvegliato e le comunicazioni con Rosetta sono riprese a singhiozzo, fino all'ultimo contatto nel luglio del 2015. La missione di Philae si è conclusa ufficialmente nel luglio del 2016, dopo un anno di misterioso silenzio. Nonostante gli imprevisti, il lander è riuscito a portare a termine molti dei compiti prefissati, inviando a Terra i dati scientifici raccolti e fornendo preziose informazioni per lo studio delle comete. Addirittura il suo 'ruzzolone' si è rivelato provvidenziale, perché ha permesso di raccogliere dati inattesi grazie ai quali è stato scoperto che la cometa 67P non ha un campo magnetico.

 

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