Industria automotive, dopo crisi dei chip quella energetica

Studio PFA, problematico produrre batterie 1 kWh ne richiede 200

Redazione ANSA ROMA

Se è vero che la produzione di un kWh di batteria richiede l’utilizzazione di 200 kWh di energia, quello che si presenterà dinanzi all’intero comparto automotive è quasi certamente un periodo di accresciute difficoltà e di incertezze sui tempi di uscita dalla crisi. Lo sottolinea un rapporto di PFA, la piattaforma dell’automotive che in Francia riunisce l'industria comprendendo produttori, fabbricanti di apparecchiature, subappaltatori e operatori della mobilità.

La crisi energetica ha ormai scacciato quella dei semiconduttori - afferma PF - e il settore automobilistico non vede la fine del tunnel iniziato con la pandemia di Covid-19 nel 2020. L'impennata dei prezzi dell'energia sta ora rimescolando le carte con la gestione delle crisi che è diventata uno stato permanente tra rischi di penuria dei chip e delle materie prime e l’impennata dei costi aggiuntivi. Con un ritardo di 155.000 immatricolazioni nei primi otto mesi del 2022, la probabilità che il mercato francese chiuda l'esercizio 2022 a un livello molto inferiore a quello del 2021 è forte, anzi inevitabile. “E’ difficile recuperare le 35.000 vendite al mese per quattro mesi - afferma Marc Mortureux, direttore generale di PFA - Il che significa che il settore automobilistico sarà l'unico settore industriale a registrare un livello di attività storicamente basso, per tre anni consecutivi".

La carenza di semiconduttori non è ancora finita anche se si avvertono segnali di miglioramento. La logica che prevale nel settore è quella di mantenere i volumi di produzione molto bassi, con stop&go nelle fabbriche ancora molto frequenti e costi delle materie prime in aumento. "E' un vero e proprio indebolimento - continua Mortureux - anche se i produttori notano un certo miglioramento sulla carenza di semiconduttori”.

Nel 2021 non è stato possibile produrre globalmente 11 milioni di veicoli e probabilmente quasi 4 milioni nel 2022. Un recente studio di Allianz Trade indica addirittura che questa crisi dei componenti elettronici ha portato alla perdita di circa 18 milioni di veicoli in tutto il mondo e che costerà circa 100 miliardi euro nel 2021 e nel 2022. La guerra in Ucraina ha fatto aggiungere una scarsità all’altra, rimescolando le carte dei prezzi delle materie prime e in particolare di quella dell'energia.

I produttori del settore automotive non prevedono difficoltà a raggiungere l'obiettivo di risparmio del 10% fissato dal Governo. Ma il problema è principalmente focalizzato sull'aumento dei prezzi, soprattutto per le imminenti scadenze dei contratti con i fornitori e la loro rinegoziazione per i prossimi tre anni. "Le fatture energetiche potranno raddoppiare o anche di più - ammette il direttore di PFA - con l’energia che pesa tra il 5 e il 10% dei costi di produzione.

Questo raddoppio potrebbe dunque erodere tutti i margini di un'azienda". Sul tema Mortureux ammette però che "chiaramente, questi aumenti non peseranno se non verranno trasferiti al cliente". soprattutto sui modelli elettrici che richiedono più energia nella produzione rispetto a un veicolo tradizionle. Secondo la PFA questo rapporto è pari a 200 a 1. "L'Europa è in una situazione sfavorevole perché questa crisi energetica è europea -conclude Mortureux - ed è necessario che i Governi degli Stati membri che hanno preso la decisione di passare al 100% elettrico nel 2035, sostengano la scelta operata”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
Modifica consenso Cookie