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Bambini al tempo del covid, una generazione resiliente

Resilienza, responsabilità, coraggio, Creatività, Adattamento, Insieme le parole chiave

Un bambino attacca l'arcobaleno alla finestra foto iStock. © Ansa
  • Redazione ANSA
  • 04 maggio 2020
  • 11:21

Resilienza, responsabilità, coraggio, Creatività, Adattamento, Insieme: sono le parole chiave che meglio rappresentano gli atteggiamenti positivi che stanno dimostrando i nostri bambini, quella generazione Alpha (3-10 anni), nata non solo digitale ma 'mobile born' come si dice per indicarne la duttilità smart. Trattata nei testi socio-psicologici come fluida e adattabile per eccellenza, alla prova dei fatti non ha deluso mostrando la capacità di elaborare la nuova situazione in tempi brevi, modificando comportamenti e stili di vita in maniera del tutto abituale. Emerge con chiarezza dal report di Tips Ricerche commissionato dai canali del gruppo De Agostini Editore, DeAKids e DeAJunior che ai bambini si rivolgono con la programmazione, aggiornata anche durante questo periodo con nuovi programmi, come ad esempio 'Le cose che...nessuno ha il coraggio di dirti prima dei 10 anni', condotto da Sofia Dalle Rive e Matteo Valentini, un nuovo format in onda dal 1 maggio ogni venerdì alle ore 19.35 (le prime due puntate sono dedicate a Epidemie e Pandemie e Fake news).

L’isolamento sociale sancito dal decreto del 9 marzo 2020 ha improvvisamente modificato la vita dei bambini; se prima la vita era scandita da una ritualità chiara, definita, ordinata, ora la vita quotidiana è risultata stravolta; la scuola è stata chiusa, i nonni e gli altri parenti stretti non sono ora più raggiungibili e il nucleo familiare si è ristretto, senza più l’apporto di contributi provenienti dall’esterno. In un clima familiare non facile i bambini hanno espresso sin da subito un comportamento di accettazione delle regole, proponendo uno spirito ottimista e attento (39%). L’umore positivo dei bambini, influenza il clima della famiglia.

I bambini hanno dato prova effettiva di reale resilienza, accogliendo con naturalezza una situazione di isolamento preventivo con una finalità altruistica: salvaguardare le categorie più deboli come quelle degli anziani. E nonostante le inquietudini implicite associate alle preoccupazioni per la salute dei propri cari (“rimango a casa altrimenti è pericoloso per la mia nonna che potrebbe ammalarsi”) i bambini hanno mostrato un atteggiamento maturo, costituito per il 31% da una richiesta di sostegno all’interno della famiglia, ma per il 91% dalla capacità di reinventarsi daccapo mostrando una elevata duttilità e flessibilità. Nei bambini è nettamente prevalso il vissuto positivo (58%), mentre i valori negativi sono risultati molto bassi (circa il 32%). Tuttavia le fisiologiche preoccupazioni dei bambini trapelano nell’affermazione di una certa difficoltà a concentrarsi (14%), e/o nel bisogno di essere rassicurati e coccolati dai genitori (25%); solo una piccola parte del target, trasversale per età e provenienza geografica, ha manifestato invece problematiche più serie relative alla difficoltà ad addormentarsi e/o a mangiare (nel 4% dei casi rispettivamente). 
Se dunque il 91% dei casi dichiara di avere stravolto le abitudini di comportamento, solo il 53% ha recuperato una “nuova” routine (un dato più elevato tra i bambini in età scolare che possono usufruire della didattica a distanza che struttura le giornate, scandendo tempi precisi tra lezioni e compiti da svolgere); nelle fasce più piccole la perdita della routine e del ritmo quotidiano è un elemento critico e le mamme dei bambini in fascia prescolare desiderano recuperare una quotidianità che permetta ai bambini, ma anche a loro stesse, di recuperare una “normalità” più ordinata. I bambini hanno dichiarato che per il 91% dei casi hanno modificato le loro abitudini introducendo nuove attività più solitarie (la Tv 39%, le attività scolastiche 20%, i lavoretti 35% ….) e chiedendo più tempo di qualità da spendere in famiglia (26%). La TV, che il 39% guardara più di primae ha riempito un tempo dilatato e spalmato su più fasce della giornata.

Le videochiamate sono un modo per mantenere contatti con parenti e amici (69%) e per recuperare la ricchezza emozionale di cui sono stati deprivati (“ci colleghiamo con la nonna e le facciamo vedere come abbiamo apparecchiato la tavola oppure le facciamo vedere le cose che abbiamo cucinato”). Il grande senso di assunzione di responsabilità dei bambini lo si registra anche nei loro racconti rispetto al loro rapporto con i nonni, che vedono “a distanza”, attraverso la videochiamata quasi giornaliera, e in cui raccontano la loro giornata; sono contatti importanti per i bambini che in questo modo mettono in atto un atteggiamento di cura e protezione verso i loro nonni, che sono definiti “da proteggere”, ma anche da “intrattenere, fargli passare il tempo mandandogli le foto di quello che facciamo”. E in questa situazione ci sono nonni che “raccontano le barzellette al telefono”, “nonni che guardano i balletti dei nipoti”, “nonni che aiutano i bambini a fare i compiti via Skype”: un grande momento di coesione e unione percepito in maniera tangibile da questa generazione di bambini. Le piattaforme che permettono videochat hanno registrato dunque un forte utilizzo trasversalmente al campione (78% dei casi presso il target 3-5 anni e 89% dei casi presso il target 6-10), con un presidio di WhatsApp (76%), seguito da Skype (45%), Zoom (23%), Google Meet (22%).

Tra i media spicca il contributo della TV (48%) che sta aiutando le mamme in questo particolare momento (soprattutto quelle che hanno un’attività lavorativa di smartworking), ma anche quello di YouTube che ha aiutato a intrattenere i bambini, anche quelli più piccoli, attraverso video divertenti e unboxing. Tra le altre attività sono state segnalate anche la scuola (43%), i film (35%) e i giochi di società (38%).
La Tv e YouTube sono i principali strumenti di compagnia per i bambini in lockdown. In questo contesto la Tv lineare, oltre a scandire il tempo della giornata e della settimana, assolve alla funzione di proporre contenuto che coinvolge i loro bambini, intrattenendoli e impegnandoli. Sky attiva l’attenzione dei bambini più piccoli. I più grandi, amanti delle serie, sono già passati a Amazon Prime, Netflix e Disney+. A livello di device la TV riesce a catalizzare l’attenzione di quasi tutti i bambini. Lo smartphone è più attraente per i piccoli, mentre il pc/tablet è più usato dai grandi. Vedere programmi tutti insieme è  un’attività importante (78%) per la maggioranza del campione: un importante aggregante sociale, legato alla fascia serale e alla visione di film e serie tv.
E il futuro? All’interno della famiglia emerge, sia da parte dei bambini che da parte dei loro genitori, il bisogno di poter godere di un nucleo familiare coeso, con spazi di autonomia e momenti di condivisione. Il senso ultimo è “normalizzare” la situazione di emergenza, con la piacevolezza di essersi scoperti più forti e resilienti, in grado di reagire in maniera creativa e di mettere in secondo piano i propri bisogni in favore della collettività. 

 

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