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I consultori spiegati alle ragazze, ecco perchè sono una conquista da non perdere

Figli delle lotte femministe sono spesso un avamposto culturale ed educativo per la sessualità

Il colloquio tra una giovane e una dottoressa foto iStock. © Ansa
  • di Agnese Ferrara
  • 08 marzo 2020
  • 00:11

Consultori, alzi la mano la ragazza che sa di cosa si tratta. Eppure sono stati una conquista delle lotte femministe degli anni Settanta, una richiesta pressante di quelle manifestazioni dell'8 marzo dell'epoca. Oggi che la giornata internazionale della donna, l'8 marzo, continua a significare moltissimo è bene ricordare alle giovani di oggi di cosa si tratta e della loro importanza. Sono strutture di ascolto, di prevenzione e cura nate nel 1975, hanno introdotto principi straordinariamente innovativi ancora oggi nell'ambito dell'assistenza sociale e sanitaria con servizi erogati in modo gratuito (o col pagamento di un ticket). Negli anni purtroppo hanno seguito un percorso non lineare e oggi sono almeno la metà del numero minimo stabilito dalla legge. Ad esempio l'offerta gratuita di profilattici viene erogata nel 25% dei centri e gli interventi mirati all'educazione all'affettività e alla promozione della salute nelle scuole riguarda meno della metà dei servizi.Per questo abbiamo fatto una piccola indagine sul territorio. Eccola

Pietralata, borgata popolosa della periferia romana. Anna è giovane, seduta su una poltrona della nursery con pareti colorate e giocattoli ovunque, stringe la sua bimba al seno per allattarla e sembra una neomamma fiera. Invece improvvisamente scoppia a piangere. “Le mamme sono tanto sole oggi e la depressione perinatale interessa in media il 14% di loro. Da noi cala al 6%. Abbiamo la porta sempre aperta. Ascoltiamo, assistiamo, aiutiamo e creiamo reti di supporto per le donne di tutte le età, - spiega Patrizia Proietti, responsabile delle ostetriche dei consultori della ASL Roma 2, in tutto 21 centri. Livia ha quindici anni e non sa nulla sulla contraccezione. Ai suoi primi rapporti sessuali, aveva letto informazioni distorte in internet sentendosi persa. Patrizia si sfoga perché si sente troppo grassa mentre Giulia è vittima di episodi gravi di bullismo in classe. Anna, Maria e Giovanna arrivano insieme il mercoledì per lo spazio libero interamente dedicato agli adolescenti. Tutte le adolescenti pongono domande agli operatori su temi femminili fra i più delicati, intimi, affettivi, fondamentali per la loro crescita. Un centinaio di queste ragazzine, nell'arco del 2019, è approdato qui per ricorrere all'interruzione di gravidanza ed è per questo che gli operatori della zona intensificano gli interventi di sensibilizzazione di ragazze e ragazzi sui temi della sessualità chiedendo la collaborazione degli istituti scolastici limitrofi. Ragazzine, donne adulte e dei capelli bianchi, di ogni fascia di reddito, nei periodi più fragili della vita varcano la soglia di questa struttura, piccolo miracolo romano che ha anche ottenuto dall’UNICEF il riconoscimento di ‘Comunità amica dei bambini’ ma che purtroppo non costituisce la regola a livello nazionale.

E' in previsione dell'imminente festa delle donne che parliamo di consultori di tutta la penisola perché sono stati una conquista delle ragazze degli anni settanta ma che purtroppo le teenagers di oggi neanche conoscono. Sono destinati all'estinzione?
“In media le adolescenti non sanno dell'esistenza di queste strutture di ascolto né conoscono i servizi offerti di cui loro hanno pienamente diritto. La legge, che ne prevede la diffusione capillare sul territorio, è spesso disattesa, - sottolinea Elisabetta Maiorana, assistente sociale. - Mancano le sedi o hanno poco personale, soprattutto nei quartieri più disagiati dove aumenta il numero delle donne in difficoltà”.

“Abbiamo un consultorio ogni 35.000 cittadini benché dovremmo averne uno ogni 20.000 così come previsto dalla legge 34/96. La differenza tra le regioni è marcata che in sette aree della penisola il numero medio di abitanti per consultorio è superiore a 40.000” - attesta tristemente un report l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) condotto nel 2019. "Su 1.800 strutture emerge che il numero sul territorio nazionale è quasi la metà in rapporto ai bisogni della popolazione. Invece laddove ci sono, nonostante la frequente indisponibilità di risorse dedicate e la carenza di organici, svolgono una insostituibile funzione sociale di informazione e sostegno della donna in tutte le fasi della vita ma anche a coppie, uomini e famiglie intere," - conclude Laura Lauria, responsabile del report.

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