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Papa Francesco ci invita a fare una rivoluzione pacifica. Ma che significa?

Non c’è sostenibilità senza un profondo rinnovamento, che però non può distruggere il sistema attuale. I temi sollevati da Bergoglio sono una sfida ineludibile anche per il prossimo governo. Dal prossimo Festival le proposte dell’ASviS.

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di Donato Speroni

Papa Francesco non parla mai a caso, anche quando parla a braccio, ed è molto chiaro il suo messaggio ai giovani economisti, imprenditori e attivisti sociali under 35 provenienti da oltre cento Paesi di tutto il mondo al meeting internazionale “Economy of Francesco”. Che non è “l’economia di Jorge Mario Bergoglio”, ma un richiamo alla visione del Santo di Assisi. In questo spirito ha sottoscritto con loro un “Patto per l’economia”.

Quel “se non avete niente da dire” significa che per fare una rivoluzione non è necessario avere una mappa completa di come costruire la società di domani, ma è importante, intanto, denunciare l’insostenibilità di quella attuale. Scrive Carlo Canetti sul sito "AssisiMia":

"È un invito alla ribellione sana e pacifica contro un sistema economico che sprezza il futuro. Nessun politico in Italia, né di sinistra né di destra, ha mai avuto il coraggio di rivolgersi in maniera così ficcante e diretta ai giovani e a chi vive in condizione di povertà e subordinazione sociale. È un messaggio di sfiducia in chi governa e in chi detiene il potere.

In questo contesto 'L’economia di Francesco' è prima di tutto un progetto globale che lavora all’elaborazione di un modello alternativo al neocapitalismo: che promuove la solidarietà, la cura del prossimo, il rispetto del Creato, la tutela dell’ambiente, l’abitudine al riciclo e al riutilizzo. Rifiuta la mentalità dello scarto, della competizione spregiudicata. Rigetta il concetto di confine, inteso come muro di separazione fra le persone e i popoli. La dimensione pacifista del messaggio del Papa sta tutta nel concetto di fratellanza ('Fratelli tutti') che al tempo stesso è l’antidoto più potente alle smanie di sopraffazione e di sovranismo. Non c’è un qualcuno che viene prima di un altro. Ci sono i popoli fratelli che convivono in un mondo in cui i ponti prevaricano gli sbarramenti".

Ma ci possiamo permettere questa rivoluzione

Nella sua bella trasmissione “Una giornata particolare” su La 7Aldo Cazzullo ha raccontato l’incontro di San Francesco con Papa Innocenzo III nel suo fastoso palazzo in Laterano, per ottenere dal Pontefice l’approvazione della regola dei Frati minori, basata sulla povertà assoluta. Dapprima il Papa invitò sprezzantemente quell’omino scalzo e vestito di stracci e i suoi compagni ad andare a predicare ai porci. San Francesco, si racconta, obbedì ma tornò dal porcile chiedendo nuovamente udienza. A quel punto Innocenzo ebbe una folgorazione. Di fronte alla minaccia degli eretici che contestavano il soglio pontificio criticando la Chiesa romana per le sue ricchezze, la rivoluzione pacifica di San Francesco era un modo non di distruggere, ma di sostenere la Chiesa.

L’analogia può essere ardita, ma anche la rivoluzione pacifica predicata da questo Francesco, ottocento anni dopo, non vuole distruggere il nostro sistema economico e sociale. Chiede invece di apportare quelle profonde modifiche indispensabili perché l’umanità possa sopravvivere. Nessuno è veramente in grado di immaginare un futuro scenario che garantisca una vita decente per otto miliardi di “fratelli”, ma ci sono tanti comportamenti importanti da attuare subito per andare nella direzione giusta. E non in silenzio, ma “facendo chiasso”, come ben sanno anche i ragazzi dei Fridays for future. Se faremo il nostro dovere, la Provvidenza o il progresso tecnologico forse faranno il resto.

Da “Fratelli tutti” a “Fratelli d’Italia”, il partito che inequivocabilmente ha vinto le elezioni politiche nel nostro Paese. Per parlarne dobbiamo partire da una premessa. L’ASviS riunisce oltre 300 soggetti della società civile nell’impegno comune di attuare in Italia i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030. I suoi aderenti (e ancor più i partecipanti a queste associazioni) hanno certamente idee diverse su come perseguire il comune obiettivo di uno sviluppo sostenibile e quindi non spetta a noi esprimere un commento a caldo sui risultati elettorali. Ma l’Alleanza ha sempre partecipato al dialogo politico, riaffermando i suoi principi. Lo ha fatto anche di recente, proponendo ai partiti un decalogo (che si può ancora sottoscrivere) di idee e azioni da compiere nella prossima legislatura. Dalla sua nascita nel febbraio 2016, l’ASviS si è confrontata con cinque governi di diverso colore politico, ottenendo anche risultati significativi. In attesa della composizione e del programma del nuovo governo, l’Alleanza presenterà le sue proposte nel Rapporto 2022 su “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” che verrà presentato il 4 ottobre, in occasione dell’evento di apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile. Ricordiamo che si tratta di proposte elaborate dai gruppi di lavoro dell’Alleanza, ai quali partecipano oltre 900 esperti delle associazioni aderenti. Sono dunque indicazioni ampiamente condivise e forniscono le basi per l’azione dell’ASviS nei prossimi dodici mesi. Il Festival, presentato oggi alla stampa e all’opinione pubblica, conta già 800 eventi registrati su tutto il territorio nazionale e anche all’estero.

Il contributo della società civile è stato più forte che mai in questa campagna elettorale anche se, delle tante raccomandazioni di guardare ai temi di medio e lungo termine, poco si è visto nei programmi e pochissimo nei discorsi dei leader. Ma si può capire che prima del voto i partiti guardino agli interessi immediati degli elettori, oggi attenti ai temi di più urgente attualità per le loro tasche, come le bollette energetiche e l’inflazione. Ma un conto sono le campagne elettorali, un altro l’attività di governo. Dall’indagine Ipsos presentata nel corso della conferenza stampa, risulta che, per tre italiani su quattro, pandemia e guerra in Ucraina impongono al nostro Paese un maggiore impegno sullo sviluppo sostenibile e questa percentuale sale addirittura all’85% se si parla della minaccia costituita dalla crisi climatica. Un governo che vuole durare cinque anni dovrà tenerne conto.

L’urgenza di agire per l’ambiente è stata ribadita anche dall’appello degli scienziati per il clima, che ha raccolto circa 250mila adesioni. Il documento è stato presentato il 29 al presidente della Repubblica Sergio Mattarella dal premio Nobel Giorgio Parisi e da una delegazione di esperti accompagnati dal direttore di "Repubblica" Maurizio Molinari. L’appello definisce la crisi climatica “problema prioritario dell’agenda politica”.

Per affrontarlo però il nuovo governo dovrà innanzitutto chiedersi quali sono gli ostacoli che hanno impedito finora un’azione adeguata per mettere il Paese sul percorso della mitigazione e dell’adattamento alla crisi climatica, nonostante gli ingenti fondi stanziati nel Pnrr, che l’attuale governo consegna a quello nuovo ben incardinato nei suoi impegni e nel rispetto delle scadenze.

Avanziamo qualche risposta. La prima causa è la mancanza di una chiara visione complessiva sulle priorità. L’effetto "nimby" (not in my backyard, “non nel mio giardino”) ha bloccato molte iniziative sullo sviluppo delle rinnovabili, così come sta ritardando l’entrata in funzione del rigassificatore che deve ormeggiarsi a Piombino, e certamente indispensabile in questa fase di transizione per far fronte al blocco del gas russo. Le resistenze provengono sempre da componenti locali, spesso avallate non solo dai politici della zona, ma anche da amministrazioni dello Stato. È legittimo che tutte le esigenze vengano discusse, che ove necessario si introducano adeguati correttivi e compensazioni. Ma alla fine qualcuno, a livello di governo, deve decidere, con strumenti giuridici che superino le obiezioni evitando perdite di tempo che potrebbero avere effetti drammatici. L’introduzione in Costituzione della tutela dell’ambiente e della biodiversità, anche nell’interesse delle future generazioni, ha dato a questi principi pari dignità rispetto al principio già presente di tutela del paesaggio. Per ora tuttavia questa riforma, realizzata anche a seguito di una battaglia dell’ASviS, è rimasta sulla carta, nonostante le sollecitazioni dell’Alleanza ribadite anche nel primo punto del nostro decalogo.

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Immagina di copertina: Giotto. Innocenzo III conferma la Regola francescana. Assisi, Basilica superiore

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